Aspettando Pentecoste

Il vento soffia

Riflessioni settimanali verso la Pentecoste a cura del teologo Paolo Ricca

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LAVORO

Tra 28 aprile, primo maggio, 4 maggio…

Care sorelle e cari fratelli,

vorrei dialogare con voi oggi, in questo giorno tra il 28 aprile, giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro; il primo maggio, festa dei lavoratori; il 4 maggio, data simbolo per l’inizio della “Fase 2”.
In questi mesi abbiamo riflettuto più o meno consapevolmente sul lavoro: alcuni e alcune di noi hanno potuto continuare a lavorare da casa, altri sono stati costretti ad interrompere la propria attività lavorativa, altri la hanno vista modificarsi più volte. Alcuni e alcune di noi hanno perso il lavoro, sono stati licenziati o il loro contratto non è stato rinnovato. Alcuni e alcune di noi stanno lavorando confrontandosi giorno dopo giorno con responsabilità e attenzione in un lavoro che mette a rischio la propria salute occupandosi della salute e delle necessità delle altre persone. E poi ci sono gli studenti, un lavoro particolare il loro; i pensionati, che pur non lavorando attivamente fanno parte della nostra riflessione; le donne e gli uomini che non hanno un lavoro esterno alla famiglia; le tante persone disoccupate per le quali è ancora più difficile in questa situazione avere fiducia nel futuro. Il lavoro non è solo necessario per la sussistenza, il lavoro è anche un servizio reciproco, un modo per esprimere le nostre capacità e le nostre idee, anche se a volte il lavoro che svolgiamo non è quello che ci sarebbe piaciuto, anche se non sempre siamo nella condizione di poterci esprimere nel lavoro, anche se non sempre vengono riconosciute e valorizzate le nostre capacità.
Riflettere da cristiani sul lavoro in questi giorni, significa allora raccoglierci nuovamente intorno alla Parola; riappropriarci del progetto di Dio per l’umanità, un progetto che ci viene affidato insieme al dono della terra; confessare la nostra incapacità di occuparci gli uni e le une degli altri e delle altre; lodare Dio per le continue opportunità in cui possiamo testimoniare con le nostre parole, ma anche con le nostre scelte e le nostre azioni, la necessità di giustizia, verità, rispetto, dignità in ogni nostra relazione, in ogni rapporto di lavoro. Chiediamo a Dio di guidare la nostra riflessione, sostenere il nostro impegno, rinnovare la nostra speranza.

Dio creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di Dio; li creò maschio e femmina. Dio li benedisse; e Dio disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi; riempite la terra, rendetevela soggetta (Genesi 1,27s)
Dio il Signore prese dunque l’uomo e lo pose nel giardino di Eden perché lo lavorasse e lo custodisse. (Genesi 2,15)
Ricòrdati del giorno del riposo per santificarlo. Lavora sei giorni e fa’ tutto il tuo lavoro, ma il settimo è giorno di riposo, consacrato al Signore Dio tuo; non fare in esso nessun lavoro ordinario … ; poiché in sei giorni il Signore fece i cieli, la terra, il mare e tutto ciò che è in essi, e si riposò il settimo giorno; perciò il Signore ha benedetto il giorno del riposo e lo ha santificato. (Es 20,8-11)

Ringraziamo Dio
– per il dono della vita, per l’essere stati fatti a sua immagine
– per le abilità, l’inventiva, l’intraprendenza… e per il riposo
– per il dono della terra e delle sue risorse, per le piante e gli animali: sono per noi un bene da preservare e custodire, in cui lavorare e da amministrare con responsabilità
– per la nostra partecipazione alla sua opera a favore degli esseri umani e di ogni creatura
– perché in Gesù ci riconcilia con Lui, con la creazione, con gli altri e le altre: non siamo soli nel mondo che ci ha donato

GIOBBE 28
«Ha una miniera l’argento, e l’oro un luogo dove lo si affina.
Il ferro si cava dal suolo, e la pietra fusa dà il rame.
L’uomo ha posto fine alle tenebre, egli esplora i più profondi recessi,
per trovare le pietre che sono nel buio, nell’ombra di morte.
Scava un pozzo lontano dall’abitato;
il piede più non serve a quelli che vi lavorano;
sono sospesi, oscillano lontano dai mortali.
Dalla terra esce il pane, ma, nelle sue viscere, è sconvolta come dal fuoco.
Le sue rocce sono la sede dello zaffiro, e vi si trova la polvere d’oro. (…)
L’uomo stende la mano sul granito, rovescia dalle radici le montagne.
Pratica trafori dentro le rocce, e l’occhio suo scorge quanto c’è di prezioso.
Frena le acque perché non gemano e trae fuori alla luce le cose nascoste.
Ma la saggezza, dove trovarla? Dov’è il luogo dell’intelligenza?
L’uomo non ne sa la via, non la si trova sulla terra dei viventi. (…)
Non la si ottiene in cambio d’oro, né la si compra a peso d’argento. (…)
Dio solo conosce la via che vi conduce, egli solo sa il luogo dove risiede,
perché il suo sguardo giunge fino alle estremità della terra,
perch’egli vede tutto quello che è sotto i cieli.
Quando regolò il peso del vento e fissò la misura delle acque,
quando diede una legge alla pioggia e tracciò la strada al lampo dei tuoni,
allora la vide e la rivelò, la stabilì e anche l’investigò.
E disse all’uomo: “Ecco, temere il Signore, questa è saggezza, fuggire il male è intelligenza”».

Quale sarebbe la reazione di Giobbe se potesse assistere ad una giornata di lavoro nei cantieri o nei laboratori del nostro tempo? Sicuramente lui saprebbe stupirsi, saprebbe ringraziare riconoscente il Signore per quanto accade, per tutto quello che conosciamo, per le opportunità che la ricerca offre, per l’ingegno con cui l’essere umano sa progettare e realizzare, trovare e usare i materiali più adatti ad ogni strumento, ad ogni costruzione.
L’uomo ha posto fine alle tenebre… dalla terra esce il pane… l’uomo rovescia dalle radici le montagne… pratica trafori dentro le rocce… frena le acque… trae le cose nascoste fuori, alla luce.
Grandi meraviglie, grandi scoperte, grandi invenzioni. Ma anche grandi rischi. Si, perché la curiosità che porta alla scoperta, la conoscenza che sostiene la ricerca, l’ingegno che permette la costruzione, hanno bisogno di saggezza e intelligenza. Ogni lavoro e ogni attività non sono fini a se stessi. Siamo noi a decidere il come, il perché e il fine del nostro lavoro. Il contadino, l’operaio, l’insegnante, lo scrittore, il musicista, l’impiegato, il commerciante, l’autista, il ristoratore, l’operatore sanitario, l’artista, l’imprenditore, il collaboratore domestico, il giardiniere, anche il pastore o il diacono… tutti e tutte siamo chiamati a lavorare con saggezza e intelligenza.
Soprattutto in tempo di crisi potremmo essere tentati di pensare che le nostre abilità, le nostre capacità, le opportunità di cui godiamo, siano da usare solo per noi e per il nostro benessere. Potremmo dimenticare che siamo tutti parte di un’unica rete e basta che venga meno un solo nodo perché ci sia un buco. Potremmo convincerci egoisticamente che ci siano tipologie di lavoro più o meno importanti; che alcuni abbiano diritto a maggiore sostegno rispetto ad altri; che le leggi che ci impongono distanziamento e controlli siano esagerate…
È difficile unire nelle nostre riflessioni i vari aspetti del problema anche perché non su tutti possiamo intervenire. Eppure Giobbe ha ragione.
Giobbe, dopo aver considerato i grandi progressi della tecnica del suo tempo, in particolare nel campo dell’estrazione mineraria, riconosce che senza saggezza e intelligenza, a poco vale l’ingegno umano. Abbiamo bisogno di competenze, conoscenze, abilità… ma abbiamo bisogno anche di essere saggi, di quella saggezza che va oltre noi e che ci fa scoprire parte dell’umanità che partecipa, per grazia, ad un unico progetto di vita, non nostro, ma del Creatore. Abbiamo bisogno di intelligenza per distinguere il bene dal male, per aprirci dall’io al noi, per resistere all’egoismo e ricercare giustizia, dignità, vita non solo per noi, ma per tutte e tutti. In questo modo è possibile, anche nei limiti del nostro ambito personale, testimoniare la realtà di nuovi rapporti, la concretezza di una speranza che vuole coinvolgerci e renderci protagonisti.
Saggezza e intelligenza non si comprano e non si raggiungono con anni di studio. Nella Bibbia saggezza e intelligenza sono un dono di Dio. È Dio l’unico saggio e l’unico intelligente: è lui che ha mostrato saggezza e intelligenza nel realizzare ogni elemento del nostro mondo, nell’elaborare un progetto che garantisse l’esistenza e la vita delle sue creature.
Temere il Signore è la vera saggezza, non avere paura di lui, ma riconoscerlo come Dio, riconoscere la sua opera verso di noi. Fuggire il male è la vera intelligenza, e il male ha tante facce, anche quella della discriminazione, del pregiudizio, della disoccupazione, della disparità di stipendio tra uomo e donna, del lavoro nero, dell’evasione fiscale, dello sfruttamento, della mancata solidarietà.
Siamo saggi e intelligenti: temiamo il Signore e fuggiamo il male.

Che la bontà di Dio sia su di noi: che Egli faccia prosperare l’opera delle nostre mani.
Dio ci ha dato libertà e risorse: investiamo i suoi doni, non li sperperiamo.
Dio ci ha dato talenti e capacità: moltiplichiamo il bene nel mondo.
Dio ci ha mostrato la via della vera ricchezza: per amore ci ha donato suo Figlio.
Che la bontà di Dio sia su di noi: che Egli faccia prosperare l’opera delle nostre mani.

Past. Daniela Santoro

Giornata della Terra

Salmo 95,1-7
Venite, cantiamo con gioia al Signore, acclamiamo alla rocca della nostra salvezza!
Presentiamoci a lui con lodi, celebriamolo con salmi!
Poiché il Signore è un Dio grande un gran Re sopra tutti gli dèi.
Nelle sue mani sono le profondità della terra e le altezze dei monti sono sue.
Suo è il mare, perch’egli l’ha fatto, e le sue mani hanno plasmato la terra asciutta.
Venite, adoriamo e inchiniamoci, inginocchiamoci davanti al Signore, che ci ha fatti.
Poich’egli è il nostro Dio, e noi siamo il popolo di cui ha cura, e il gregge che la sua mano conduce.

Clicca per leggere 200422 giornata della terra

Settimana Santa

DALLE PALME A PASQUA

Quante cose accadono tra la domenica delle palme e la domenica di Pasqua!

Ricordiamo gli incontri, le azioni, le parole, gli avvenimenti ricostruendo giorno per giorno la Settimana Santa: rileggiamo i testi biblici e scegliamo uno o più oggetti che li rappresentino per realizzare la “nostra” settimana.

INVIATE le foto della vostra settimana (dsantoro@chiesavaldese.org): le pubblicheremo sul sito.

Scarica il pdf con le istruzioni e le indicazioni dei testi biblici: Dalle Palme a Pasqua italiano o inglese Dalle Palme a Pasqua English

INSIEME – una preghiera fa il giro del mondo

Questa l’iniziativa proposta dal Centro Ecumenico delle Chiese protestanti di Assia, Nassau e Kurhessen-Waldeck e dal Servizio Ecumenico Missionario della Chiesa Regionale Protestante del Palatinato:

INSIEME portiamo le nostre preoccupazioni e le nostre speranze davanti a Dio!

  • stampiamo e esponiamo alla finestra il logo di “INSIEME – una preghiera fa il giro del mondo”
  • ogni sera alle 19.30 accendiamo una candela e mettiamola alla finestra
  • preghiamo pensando alle tante persone nel mondo che soffrono,
    che convivono con la paura e vedono messa a repentaglio la propria vita.

SPAZIALMENTE SEPARATI, MA SPIRITUALMENTE CONNESSI!

La preghiera è già stata tradotta in più di 20 lingue asiatiche, africane ed europee

Clicca per scaricare il logo e la preghiera: INSIEME – logo e preghiera

ISAIA 65,17-25

Dice il Signore:
ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra;
non ci si ricorderà più delle cose di prima;
esse non torneranno più in memoria.
Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare;
poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio,
e il suo popolo per la gioia.

Dio d’amore, abbiamo bisogno del tuo potere creatore in noi e attorno a noi.
Noi viviamo del passato e siamo confinati nel presente.
Aiutaci a vedere le fondamenta della tua città di pace e gioia:
la tua non è la promessa di un ipotetico futuro,
ma la realtà di una promessa che si sta già compiendo.
Aiutaci a vivere nella tua nuova terra
anche se siamo alle prese con le sfide e i drammi della nostra vita.

Io esulterò a motivo di Gerusalemme e gioirò del mio popolo;
là non si udranno più voci di pianto né grida d’angoscia;
non ci sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni,
né vecchio che non compia il numero dei suoi anni;
chi morirà a cent’anni morirà giovane
e il peccatore sarà colpito dalla maledizione a cent’anni.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua compassione in noi e tra di noi.
A volte il dolore della vita sembra un fardello troppo pesante da portare
e non riusciamo più a rallegrarci e ad avere speranza.
Desideriamo ardentemente il momento in cui
le lacrime non avranno motivo di esistere
e non veleranno più il nostro sguardo…
ma nel frattempo, aiutaci a vedere con i tuoi occhi
affinché riscopriamo le meraviglie della creazione
e gioiamo dei miracoli della nascita e della crescita,
affinché sappiamo scorgere oltre i muri delle nostre case
i segni della comunione che crei e mantieni, e possiamo gioirne.
Così le ombre della morte e della sofferenza sembreranno meno cupe.

Essi costruiranno case e le abiteranno;
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.
Non costruiranno più perché un altro abiti,
non pianteranno più perché un altro mangi;
poiché i giorni del mio popolo saranno come i giorni degli alberi;
i miei eletti godranno a lungo l’opera delle loro mani.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua giustizia in noi e tra di noi.
Siamo consapevoli che alcuni possiedono così tanto che è difficile quantificarlo,
mentre altri lottano perché il proprio lavoro venga riconosciuto e retribuito
per poter acquistare il necessario.
Capita anche che all’onestà e alla giustizia
si preferisca l’imbroglio, la raccomandazione, la tangente.
In questo periodo in cui dobbiamo prendere precauzioni per lavorare,
in cui dobbiamo organizzarci per lavorare da casa,
in cui non possiamo lavorare, in cui abbiamo perso il lavoro,
stiamo rivalutando il lavoro e la giustizia nel lavoro.
Ti ringraziamo per tutte le persone che svolgono il loro lavoro
coscienziosamente e responsabilmente,
in modo particolare coloro che mettono a rischio la propria salute ogni giorno
venendo incontro alle necessità degli altri e delle altre.
Rendici sempre più riconoscenti e solidali.

Non si affaticheranno invano,
non avranno più figli per vederli morire all’improvviso;
poiché saranno la discendenza dei benedetti del Signore
e i loro rampolli staranno con essi.
Avverrà che, prima che m’invochino, io risponderò;
parleranno ancora, che già li avrò esauditi.
Il lupo e l’agnello pascoleranno assieme,
il leone mangerà il foraggio come il bue,
e il serpente si nutrirà di polvere.
Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo»,
dice il Signore.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua presenza in noi e tra di noi.
In Cristo hai riconciliato con te tutte le cose.
Desideriamo vedere il giorno in cui noi e tutto il creato
saremo riconciliati gli uni e le une con l’altro.
Quel giorno nessuno conoscerà la paura, la malattia e la disperazione,
nessuno subirà ingiustizie e abusi;
il tuo regno si instaurerà nel nostro mondo.
Nel frattempo, aiutaci ad amare come siamo stati amati da te,
a dare come abbiamo ricevuto da te,
a vivere consapevoli che la tua vita è già nostra.
Amen.

Che Dio ti sia accanto e ti dia forza; che Cristo Gesù sia il tuo sostegno;
che lo Spirito Santo ti dia saggezza in pensieri, parole e azioni
per resistere a tutto ciò che ti minaccia.
Amen.

Affinchè la vostra gioia sia completa

Dice Gesù:

Come il Padre mi ha amato, così anch’io ho amato voi; dimorate nel mio amore.
Se osservate i miei comandamenti, dimorerete nel mio amore;
come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e dimoro nel suo amore.
Vi ho detto queste cose, affinché la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa.

(Giovanni 15,9-11)

“Jesus bleibet meine Freude”
dalla cantata di Bach BWV 147 “Herz und Mund und Tat und Leben”

Grazie a Ivan Furlanis e Sara Fanin che hanno condiviso con noi questa bellissima confessione di fede.
Jesus bleibet meine Freude,
Meines Herzens Trost und Saft,
Jesus wehret allem Leide,
Er ist meines Lebens Kraft,
Meiner Augen Lust und Sonne,
Meiner Seele Schatz und Wonne;
Darum lass ich Jesum nicht
Aus dem Herzen und Gesicht.
Gesù rimane la mia gioia,
la speranza e la linfa del mio cuore,
Gesù mi protegge da ogni dolore,
è la forza della mia vita,
la delizia e il sole dei miei occhi,
il tesoro e la felicità della mia anima;
non lascerò fuggire Gesù
dal mio cuore e dalla mia vista.