INSIEME – una preghiera fa il giro del mondo

Questa l’iniziativa proposta dal Centro Ecumenico delle Chiese protestanti di Assia, Nassau e Kurhessen-Waldeck e dal Servizio Ecumenico Missionario della Chiesa Regionale Protestante del Palatinato:

INSIEME portiamo le nostre preoccupazioni e le nostre speranze davanti a Dio!

  • stampiamo e esponiamo alla finestra il logo di “INSIEME – una preghiera fa il giro del mondo”
  • ogni sera alle 19.30 accendiamo una candela e mettiamola alla finestra
  • preghiamo pensando alle tante persone nel mondo che soffrono,
    che convivono con la paura e vedono messa a repentaglio la propria vita.

SPAZIALMENTE SEPARATI, MA SPIRITUALMENTE CONNESSI!

La preghiera è già stata tradotta in più di 20 lingue asiatiche, africane ed europee

Clicca per scaricare il logo e la preghiera: INSIEME – logo e preghiera

ISAIA 65,17-25

Dice il Signore:
ecco, io creo nuovi cieli e una nuova terra;
non ci si ricorderà più delle cose di prima;
esse non torneranno più in memoria.
Gioite, sì, esultate in eterno per quanto io sto per creare;
poiché, ecco, io creo Gerusalemme per il gaudio,
e il suo popolo per la gioia.

Dio d’amore, abbiamo bisogno del tuo potere creatore in noi e attorno a noi.
Noi viviamo del passato e siamo confinati nel presente.
Aiutaci a vedere le fondamenta della tua città di pace e gioia:
la tua non è la promessa di un ipotetico futuro,
ma la realtà di una promessa che si sta già compiendo.
Aiutaci a vivere nella tua nuova terra
anche se siamo alle prese con le sfide e i drammi della nostra vita.

Io esulterò a motivo di Gerusalemme e gioirò del mio popolo;
là non si udranno più voci di pianto né grida d’angoscia;
non ci sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni,
né vecchio che non compia il numero dei suoi anni;
chi morirà a cent’anni morirà giovane
e il peccatore sarà colpito dalla maledizione a cent’anni.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua compassione in noi e tra di noi.
A volte il dolore della vita sembra un fardello troppo pesante da portare
e non riusciamo più a rallegrarci e ad avere speranza.
Desideriamo ardentemente il momento in cui
le lacrime non avranno motivo di esistere
e non veleranno più il nostro sguardo…
ma nel frattempo, aiutaci a vedere con i tuoi occhi
affinché riscopriamo le meraviglie della creazione
e gioiamo dei miracoli della nascita e della crescita,
affinché sappiamo scorgere oltre i muri delle nostre case
i segni della comunione che crei e mantieni, e possiamo gioirne.
Così le ombre della morte e della sofferenza sembreranno meno cupe.

Essi costruiranno case e le abiteranno;
pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto.
Non costruiranno più perché un altro abiti,
non pianteranno più perché un altro mangi;
poiché i giorni del mio popolo saranno come i giorni degli alberi;
i miei eletti godranno a lungo l’opera delle loro mani.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua giustizia in noi e tra di noi.
Siamo consapevoli che alcuni possiedono così tanto che è difficile quantificarlo,
mentre altri lottano perché il proprio lavoro venga riconosciuto e retribuito
per poter acquistare il necessario.
Capita anche che all’onestà e alla giustizia
si preferisca l’imbroglio, la raccomandazione, la tangente.
In questo periodo in cui dobbiamo prendere precauzioni per lavorare,
in cui dobbiamo organizzarci per lavorare da casa,
in cui non possiamo lavorare, in cui abbiamo perso il lavoro,
stiamo rivalutando il lavoro e la giustizia nel lavoro.
Ti ringraziamo per tutte le persone che svolgono il loro lavoro
coscienziosamente e responsabilmente,
in modo particolare coloro che mettono a rischio la propria salute ogni giorno
venendo incontro alle necessità degli altri e delle altre.
Rendici sempre più riconoscenti e solidali.

Non si affaticheranno invano,
non avranno più figli per vederli morire all’improvviso;
poiché saranno la discendenza dei benedetti del Signore
e i loro rampolli staranno con essi.
Avverrà che, prima che m’invochino, io risponderò;
parleranno ancora, che già li avrò esauditi.
Il lupo e l’agnello pascoleranno assieme,
il leone mangerà il foraggio come il bue,
e il serpente si nutrirà di polvere.
Non si farà né male né danno su tutto il mio monte santo»,
dice il Signore.

Dio d’amore, abbiamo bisogno della tua presenza in noi e tra di noi.
In Cristo hai riconciliato con te tutte le cose.
Desideriamo vedere il giorno in cui noi e tutto il creato
saremo riconciliati gli uni e le une con l’altro.
Quel giorno nessuno conoscerà la paura, la malattia e la disperazione,
nessuno subirà ingiustizie e abusi;
il tuo regno si instaurerà nel nostro mondo.
Nel frattempo, aiutaci ad amare come siamo stati amati da te,
a dare come abbiamo ricevuto da te,
a vivere consapevoli che la tua vita è già nostra.
Amen.

Che Dio ti sia accanto e ti dia forza; che Cristo Gesù sia il tuo sostegno;
che lo Spirito Santo ti dia saggezza in pensieri, parole e azioni
per resistere a tutto ciò che ti minaccia.
Amen.

DOCUMENTO DEL CONSIGLIO DEL VII CIRCUITO DELLA CHIESA EVANGELICA VALDESE-UNIONE DELLE CHIESE METODISTE E VALDESI IN ITALIA SUL CONGRESSO MONDIALE DELLE FAMIGLIE (WORLD FAMILY CONGRESS)

Siamo donne cristiane che appartengono ad una chiesa evangelica da molti anni impegnata in un percorso di riflessione sul matrimonio, la famiglia, la genitorialità. Siamo chiamate dalla nostra fede ad essere testimoni dell’amore di Dio per ciascuno e ciascuna nella realtà sociale in cui viviamo e per questo vogliamo unirci alle tante voci che si sono levate per ribadire il rispetto dei diritti e delle libertà di tutte le persone e per prendere una posizione critica nei confronti del Congresso Mondiale delle Famiglie (World Family Congress) appena svoltosi a Verona.
Non condividiamo l’idea che la natura abbia assegnato a uomini e donne differenti destini sociali e diverse funzioni psichiche, identificando automaticamente per la donna un ruolo meramente riproduttivo e di cura. Rifiutiamo l’idea che il lavoro delle donne fuori dal contesto casalingo, il divorzio e la possibilità di abortire siano le cause del declino demografico di cui soffrono le società occidentali. Ribadiamo con forza, invece, l’arricchimento che proviene dal riconoscimento dei diritti civili a configurazioni familiari diverse dalla coppia eterosessuale unita in matrimonio.
Ci preoccupano in particolare il carattere ideologico e discriminatorio delle posizioni assunte dai partecipanti, sia uomini che donne, al Congresso Mondiale delle Famiglie, la violenza culturale insita nella mancata accettazione della diversità, il ritenere che esista un solo modello al quale tutti e tutte debbano aderire.
Scorgiamo in questa operazione mediatica il tentativo di imporre con la violenza, non tanto fisica quanto psicologica ed economica, posizioni anacronistiche che aprono scenari di schiavitù e asservimento che speravamo fossero ormai superati. Ci rendiamo conto che il non aver sufficientemente elaborato le responsabilità che alcune ideologie hanno avuto nella storia del nostro paese ha permesso alle stesse di ripresentarsi in modi tanto simili a quelli che i nostri nonni e le nostre nonne hanno combattuto e contro i quali hanno perso la vita. I diritti acquisiti dalle lotte dei nostri padri e delle nostre madri sono di nuovo contestati e messi in discussione da una parte della società che ha paura della diversità, in qualsiasi modo questa si esprima.
Forti dell’esperienza di tutte quelle donne e quegli uomini che, prima di noi, hanno saputo opporsi alla violenza con la forza dell’amore, continueremo la nostra testimonianza dell’amore di Cristo che ci chiama ad accogliere ed amare il prossimo, chiunque esso o essa sia.
Il Consiglio del VII Circuito

IN RICORDO DI PAOLO TEOFILO ANGELERI

Martedì 18 settembre abbiamo dato l’ultimo saluto al fratello Paolo Teofilo Angeleri. Nel corso del servizio funebre il nipote Alberto Bragaglia lo ha ricordato con parole che hanno coinvolto tutti e che meritano di essere pubblicate per coloro che non erano presenti al culto.

Ciao Paolo: e ora che si fa? Era diventato difficile comunicare con te da tempo. Ma la memoria, quella continua ad aiutarci nel ricordo di quanto ci ha donato e di quanto abbiamo fatto insieme.

Paolo di Lidia (così lo distinguevamo in famiglia, dall’altro Paolo Angeleri, il cognato) ha avuto non una, ma tante vite: vivaci, ricche, anche complicate. Io ringrazio il Signore per averne potute incrociare più di qualcuna in questi anni.

Un toscano anomalo, nato in provincia di Potenza, cresciuto ad Arezzo, città che lo ha formato e che sentiva come propria, pur con il distacco di chi, in ogni parte del mondo sia stato, ha sempre cercato di coglierne le caratteristiche positive e negative con mente aperta e di stabilire relazioni fruttuose. Brillante e anticonformista, membro di una famiglia molto stimolante, anche dal punto di vista religioso, con la sua appartenenza all’alveo della chiesa dei Fratelli, anche se poi c’era stato un progressivo distacco. E poi gli inizi come insegnante, le esperienze all’estero fino alla definitiva scelta della carriera che lo ha portato letteralmente a girare il mondo e a farlo girare ai suoi famigliari.

Episodi, esperienze di cui lui mi aveva parlato in modo diretto, ma anche indiretto, per aneddoti e indizi, soprattutto quando il riferimento era a situazioni complicate. Perché Paolo amava raccontare, ma amava anche lasciare indizi, tracce da ricostruire o smontare per ricominciare a raccontare, scegliendo un’altra angolazione. Lettore instancabile, era sempre disponibile a capire se ci potesse essere un punto di vista diverso per riprendere a filosofare sulle cose; ovvero a trovare nuovi fili per il discorso, nuove ragioni per guardare avanti, dopo aver raccontato quel che era già alle nostre spalle. Caparbio ed estroso, a volte era faticoso seguirlo nei suoi pensieri. A volte però era lineare in modo disarmante. Spesso sorprendente, mai banale. Aperto al nuovo, tanto da accogliere in modo entusiastico, le prime macchine dedicate alla scrittura digitale, chiamate ironicamente “abulafia”, citando Umberto Eco, conosciuto e frequentato a lungo.

Questo è il Paolo che credo fosse ben conosciuto anche in questa comunità. Arrivato nella seconda metà degli anni Ottanta, quando decise di stabilirsi a Padova con Lidia da fresco pensionato, entrò a far parte anche della locale chiesa metodista. Formazione classica, grande cultura, decise di rimettersi in gioco, iscrivendosi al diploma di teologia. Un passatempo, per lui, che noi abbiamo potuto apprezzare nelle sue prediche e nei suoi studi biblici, trascinanti, originali, coinvolgenti. Per me erano anni particolari: anni in cui cercavo di trovare la mia strada, decidere la direzione da prendere. Paolo era uno stimolo continuo, un appoggio che non voleva essere ingombrante, ma voleva essere soprattutto presente.

Fu anche cassiere in questa chiesa, con pazienza e passione. E poi collaboratore a lungo con il nostro settimanale Riforma, come qualcuno ricorderà, firmandosi Paolo T (che sta per Teofilo) Angeleri. E ad un certo punto decise anche di scrivere la storia di questa comunità: un racconto, e non una pubblicazione accademica. Paolo voleva soprattutto realizzare una narrazione di fatti e di persone controcorrente, capaci di mantenere viva e vitale una piccola testimonianza in circostanze quasi sempre ostili o comunque difficili. Una storia in cui la mia famiglia è stata immersa per varie generazioni.

Eccolo ritornare sotto un’altra angolazione, Paolo: controcorrente, allergico ad ogni dogmatismo, ma fortemente legato ad uno spiccato senso del dovere, che spesso si è accompagnato ad una tendenza eccessiva a colpevolizzarsi, come ben sa Lidia. Nel caso specifico, la storia di questa piccola minoranza era segno e monito, per uno che in gioventù aveva fatto in tempo ad unirsi alla lotta partigiana e che aveva anche avuto una breve esperienza politica. Segno e monito che aiutava a mettere in guardia dal dimenticare la coscienza per abbracciare soluzioni sin troppo facili e rassicuranti. Segno e monito per chi voleva, con umiltà e semplicità, continuare a farsi interrogare dalla Parola del Signore per dare un senso alla propria vita.

Ed ecco la capacità di ragionare, affinata per una vita e la capacità di comunicare come si fa a “ragionare”. Un altro Paolo che molti di noi hanno conosciuto era proprio quello che sapeva insegnare coinvolgendo chi lo ascoltava, con una trascinante passione nello spiegare e nell’argomentare. Ma capace di conquistare il rispetto degli interlocutori anche grazie alla capacità di ascoltare. Caratteristiche apprezzata dagli studenti, ma anche da chi è entrato in contatto con lui nel corso della sua vita professionale: scrittori, studiosi, personaggi di diversa provenienza. Non trasmetteva solo nozioni, Paolo, ma anche metodo, percorsi, tracce, indizi da collegare per poter formare ragionamenti autonomi.

E infine ecco Paolo capace di grandi entusiasmi, a volte eccessivi, che rischiavano di portarlo (e a volte lo portavano sul serio) ad altrettanto grandi delusioni. Che non sempre riusciva a esorcizzare con la consueta ironia i problemi, soprattutto fisici. Ma io voglio ricordare, perché di certo sarà una cosa che porterò sempre con me, la breve e giocosa stagione dei viaggi fatti insieme con il camper. Il camper fu una grande, seppur breve, passione di Paolo e Lidia. E dei viaggi fatti insieme a Paolo e Daniele suo figlio, io conservo un ricordo molto affettuoso. Anche perché Paolo, in quel girovagare riscopriva luoghi e situazioni già conosciuti con rinnovata curiosità e stupore.

Curiosità e voglia di scoprire, sempre in compagnia, prima di tutto di Lidia. Sempre pronto a raccogliere stimoli e indicazioni. Paolo era uomo di relazioni, di rapporti umani, di condivisione. Uomo che accoglieva con grande affetto anche gli ultimi arrivati, in famiglia o in altri contesti. Cultore di una memoria da conservare e da trasmettere, come fece fermando in vivaci racconti su carta storie di famiglia e storie raccolte in conversazioni con persone diverse. Storie di grande umanità. Storie che trovo assai coerenti con quella che credo sia una delle ultime annotazioni di Paolo sulla sua Bibbia. Aveva trascritto il versetto 7 del Salmo 121: “Il SIGNORE ti preserverà da ogni male; egli proteggerà l’anima tua”, che porta al versetto successivo: “Il SIGNORE ti proteggerà, quando esci e quando entri, ora e sempre”. Sì, il Signore ci ha protetto e ci proteggerà sempre, Paolo. A ben pensarci, questo può essere un buon punto da cui ricominciare insieme i nostri studi biblici. Che dici?

Sabato 15 settembre ci ha lasciati per tornare fra le braccia del Padre il fratello

PAOLO T. ANGELERI

Alla moglie Lidia e a tutta la famiglia va il solidale abbraccio della comunità con la preghiera al Signore di concedere loro la forza per lenire il dolore del distacco ricordando i momenti belli passati insieme.

Il servizio funebre avrà luogo martedì 18 settembre

alle ore 11 presso la chiesa metodista di Padova – Corso Milano 6.

17 giugno 1703

John Wesley Birthday

Culto del Venerdì Santo alle 20:30

La cosa migliore è che Dio sia con noi

Il 2 marzo 1791 – 225 anni fa è morto John Wesley. Era circondato dalla sua famiglia e dagli amici quando alzò le mani e proclamò: ‘La cosa migliore è che Dio sia con noi’, poi morì.  Oggi ricordiamo la sua vita e ringraziamo Dio per tutto il suo lavoro che ha dato nuova speranza a tantissime persone.

Scomparsa di Febe Cavazzutti Rossi

Care sorelle e cari fratelli nel Signore,

nella notte del 02 febbraio, è tornata alla casa del Padre, Febe Cavazzutti Rossi.

Nata nel 1931 a Vicenza, figlia del pastore metodista Gaspare Cavazzutti, già collaboratore del missionario britannico Henry James Piggot, Febe Cavazzutti ha trascorso la maggior parte della sua esistenza a Padova. Nella locale chiesa metodista è stata presente come organista, predicatrice locale, animatrice dell’impegno ecumenico, portatrice di una energia e di una testimonianza di fede che in molti ricorderanno. La sua vita è stata segnata dalla malattia che l’ha bloccata nei movimenti; eppure, anche questa esperienza drammatica è stata vissuta con una serenità di fede che per molti di noi rimarrà come insegnamento importante.

Il suo impegno per la chiesa non si è mai limitato al piano locale: per un decennio aveva ricoperto il ruolo di vicepresidente della World Methodist Historical Society, aveva partecipato ad importanti momenti assembleari del movimento ecumenico europeo, aveva creato e mantenuto rapporti di fraternità e di sostegno con varie istituzioni di assistenza in diversi Paesi.

Non si era mai dimenticata di prestare attenzione affinché il metodismo e le sue radici storiche non fossero considerati un semplice residuo di un passato lontano, ma potessero continuare a vivere anche oggi: in questa prospettiva vogliamo leggere l’impegno per la pubblicazione di alcuni sermoni di John Wesley in italiano e, l’ultima fatica, non terminata, una biografia sulla vita e l’opera di Charles Wesley.

Secondo la volontà di Febe, non vi sarà un servizio funebre, ma nel corso del culto ordinario di domenica prossima, 7 febbraio, alle ore 11.00 presso la Chiesa metodista di Padova, si ricorderà con gratitudine la vita di questa sorella.