EPIFANIA: MANIFESTAZIONE DEL SIGNORE

Matteo 2:1-12   –   Luca 3,21-22

Abbiamo ascoltato il racconto della venuta dei Magi a Betlemme, tre sapienti che, ispirati dal Signore, intrapresero un lungo viaggio per conoscere e adorare il vero re, non solo il re dei giudei, ma colui che sarebbe stato il Re dei re. Un evento prodigioso, una stella “speciale”, una manifestazione eclatante, aveva condotto i tre saggi alla stalla di Betlemme. Il Signore si era palesato in modo assai particolare per costoro, tanto da indurli a intraprendere un lungo viaggio, alla ricerca di un bambino.

Dalle testimonianze contenute nella Bibbia vediamo che il Signore si è manifestato moltissime volte e in modi diversi per cercare di ricondurre l’uomo alla fede in lui, per farci comprendere come quel Gesù nato da una famiglia di Nazareth fosse Suo figlio, il Messia tanto atteso e non un semplice profeta. E questo avvenne anche sul fiume Giordano, quando Gesù si fece battezzare, come raccontano i tre vangeli di Marco, Matteo e Luca.

Ma ascoltiamo ora il racconto così come contenuto nell’evangelo di Luca al capitolo 3,21-22.

Ora, mentre tutto il popolo si faceva battezzare, anche Gesù fu battezzato; e, mentre pregava, si aprì il cielo, e lo Spirito Santo scese su di lui in forma corporea, come una colomba; e venne una voce dal cielo: «Tu sei il mio diletto Figlio; in te mi sono compiaciuto».

A Natale e anche oggi abbiamo letto della venuta dei Magi d’Oriente alla stalla di Betlemme. Queste tre persone colte e ricche, che non fanno parte del popolo giudeo e quindi non nutrono l’attesa fideistica del Messia preannunciato dai profeti, affrontano un lungo viaggio per portare preziosi doni a un re, al re di un popolo cui essi non appartengono.

Negli evangeli solo Matteo ci presenta questo racconto e potremmo anche pensare che tutto ciò non sia veramente accaduto, però nella Scrittura nulla è messo per caso, per cui, ancorché questo episodio non si fosse realmente verificato, il suo inserimento nella narrazione di Matteo ci presenta sicuramente un significato simbolico.

Il racconto di Matteo dice che i tre saggi hanno intrapreso il loro viaggio guidati da un segno particolare (la stella) che hanno ritenuto essere la manifestazione di una speciale regalità del nuovo nato. Colui che è venuto al mondo deve essere un re “speciale”, decisamente più importante del re socialmente riconosciuto: Erode.

Trovato il bambino, in una situazione certamente per nulla regale, i Magi si prostrano per adorarlo (atteggiamento non consono a persone di rango superiore) e gli porgono i loro ricchi doni:

  • ORO, simbolo della regalità riconosciuta a questo infante povero;
  • INCENSO, per simboleggiare la sua divinità;
  • MIRRA, una resina ricavata da una pianta tipica dell’oriente, utilizzata per aromatizzare e conservare le mummie, simbolo e preannuncio della morte sacrificale di quel bambino.

Che l’evento sia o meno avvenuto, col suo racconto però Matteo intende affermare che il Signore si è manifestato con un astro a persone che non fanno parte del popolo eletto, al popolo dei credenti del Dio unico, a Israele; e questo astro, questa speciale stella, si è fermata sopra un’umile dimora alla quale anche altre persone (i pastori) andavano per adorare, guidati da un’altra manifestazione: il coro di voci angeliche.

Ma qual è il collegamento fra questo racconto e quello del battesimo di Gesù su fiume Giordano, episodio questo invece raccontato da tre evangelisti?

In realtà, al posto del battesimo di Gesù avremmo potuto leggere altri passi del Nuovo Testamento nei quali ci vengono riferiti episodi di “manifestazione” di Gesù come figlio di Dio, come Messia (es. Natanaele nel primo capitolo dell’evangelo di Giovanni, le inaspettate e cruente manifestazioni atmosferiche al momento della morte di Gesù, e molto altro ancora).

Ecco qual è il collegamento: il popolo tutto ha ricevuto numerosi segni della signoria di Gesù, segni che si sono palesati con simboli celesti (la stella, l’oscuramento del cielo alla morte, la voce dal cielo, i cori angelici) e con i numerosi miracoli raccontati nei vangeli, prodigi troppo numerosi per essere semplici e inventate costruzioni per indurre alla fede nel Messia.

Ecco perché l’Epifania del Signore è una grande festa. È la festa che ci ricorda che il SIGNORE SI È MANIFESTATO e lo ha fatto in molte occasioni, con segni diversi provenienti da Gesù stesso o dal Padre che lo riconosce come suo figlio prediletto, con quella bella immagine che abbiamo letto con la discesa della colomba su quell’uomo uscito dall’acqua del fiume, un uomo al quale Giovanni Battista dice di non essere degno nemmeno di legare i calzari.

Non possiamo dire di non aver ricevuto testimonianze sul fatto che colui in cui diciamo di credere è veramente il Cristo, il figlio di Dio fatto uomo, il Signore della storia che si è abbassato a diventare uomo fra gli uomini per riscattare ognuno dal peccato, per dare una volta di più l’opportunità di cambiare vita.

E questo farsi uomo lo ha fatto per tutti, per i ricchi e per i poveri, per i sapienti e per la gente non acculturata, per i fedeli e per gli increduli, per il popolo di Israele e per tutti gli altri popoli.

E noi, donne e uomini che ci professiamo cristiani, siamo convinti nel profondo del cuore e della mente di tutto ciò? Abbiamo saputo cogliere nella nostra vita l’epifania del Signore, il suo rendersi manifesto?  Oppure ci dichiariamo cristiani per tradizione, per abitudine, ma stentiamo a coltivare la nostra fede in Lui?

Siamo disposti a credere che il nostro Signore è vivente vicino a noi, è presente nella storia dell’umanità per tutti gli uomini e donne, senza distinzione di razza o di lingua, di cultura o abitudini sociali, perché tutti sono chiamati alla salvezza che è offerta gratuitamente a chiunque cerchi autenticamente la verità e consideri ogni essere umano suo fratello o sua sorella.

Certo, una volta di più vediamo che la manifestazione della signoria di Cristo comporta anche delle responsabilità da parte nostra, responsabilità esistenziali che non possono essere soddisfatte con precetti o dettami moralistici, ma con una reale conversione da parte nostra nell’esercizio della pazienza e del perdono, nel superamento dei nostri egoismi, nella condivisione e nella manifestazione d’amore a coloro che incrociano le loro strade con la nostra.

Voglia il Signore aiutarci nel riconoscere la sua manifestazione nella nostra vita.

AMEN

Liviana Maggiore

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