IL SANTO BACIO

“Del resto, fratelli, rallegratevi, ricercate la perfezione, siate consolati, abbiate un medesimo sentimento, vivete in pace; e il Dio d’amore e di pace sarà con voi. Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio. Tutti i santi vi salutano. La grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.  (2 Corinzi 13,11-13)

“Quella domenica i banchi della chiesa rimasero semi vuoti. Noi giovani, reduci dal ballo, cercavamo di soffocare gli sbadigli, mentre gli anziani bisbigliavano tra loro il peccato e la dissolutezza. Il pastore ci ammonì contro le tentazioni del periodo estivo, esortandoci a stare in guardia dai demoni che ci attiravano sulla via più larga. Per l’ennesima volta nominò l’alcol come la più grossa radice del male, e condannò senza pietà tutti i tavernieri clandestini che facevano affari nella zona infischiandosene della devastazione che provocavano”. (Mikael Niemi, Cucinare con l’orso, Iperborea 2018).

Lars Levi Laestadius, il protagonista del libro che vi ho citato, è un esperto botanico e anche un carismatico pastore di origini sami, fondatore del movimento detto Il Risveglio che a partire dalla metà dell’800 si diffonde nell’estremo Nord della Svezia e della Finlandia. L’amore per il ministero pastorale vede Laestadius sporcarsi le mani con le cose più orribili che la vita porta con sé, senza mai perdere la fede, né la voglia di testimoniare l’amore di Dio, nonostante i banchi della chiesa fossero, ogni domenica, per lo più vuoti o pieni di persone addormentate o annoiate.

“I banchi della chiesa domestica sono vuoti”, sembra urlare Paolo poco prima dei versetti che ci accompagnano questa mattina. “Non sono fisicamente con voi, sono in Macedonia, ma lo so che sono vuoti”, dice Paolo. È vero, i banchi sono vuoti! Allora come ora. Sono vuoti a causa del fatto che si manifestano degli apostoli arroganti, che si definiscono super apostoli e che mettono in dubbio le credenziali e l’autorità di Paolo. Qualcuno dice infatti: «Le sue lettere sono severe e forti; ma la sua presenza fisica è debole e la sua parola è cosa da nulla» (10, 10). I banchi sono vuoti!

E Paolo ci tiene a ricordare ai cristiani di Corinto che l’arroganza, manifestata dagli falsi apostoli, è l’opposto della debolezza attraverso cui Dio preferisce lavorare come ha dimostrato attraverso la croce di Cristo. I banchi sono vuoti perché quelli di Corinto non hanno voglia di praticare un discepolato responsabile. Come Laestadius, Paolo, si sporca le mani, si espone, si arrabbia perché quelli di Corinto hanno bisogno, per la seconda volta, che venga fatto il punto su cosa è la fede e su come deve essere vissuta. Ed è per questo che in poche frasi prepara un programma composto da una premessa e da 4 punti, precisi e motivazionali.

La premessa: “Infine, fratelli rallegratevi”. Come è possibile che i banchi siano vuoti! Non avete voglia di rivedere i vostri fratelli e le vostre sorelle? La parola adelphos può significare un fratello con gli stessi genitori fisici, ma anche fratello spirituale, un fratello o una sorella figli dello stesso Dio. I cristiani nel primo secolo si riferivano l’un l’altro come fratelli della stessa fede.

Paolo ha mantenuto uno spirito gioioso nonostante le avversità che ha affrontato (Atti 16:25, Filippesi 1:18, 2:17, 4:10). La sua gioia si basa sulla sua relazione con Cristo. Ora chiama la comunità di Corinto a rallegrarsi per la stessa ragione. È come se dicesse: “Voi non siete soli! Non potete non sentire lo sguardo amorevole di Cristo che si posa su di voi. Ed è quello sguardo che rende lieve la vostra vita nonostante affrontiate difficoltà, dolori, incomprensione. In Cristo, con Cristo, in ogni caso, è impossibile non essere rallegrati”.

Paolo offre poi un programma in quattro punti che può servire anche a noi:

  1. “ricercate la perfezione” (katartizo): la parola katartizo viene usata quando un artigiano fa un restauro di qualcosa di vecchio e danneggiato e ridà forma e valore ad un oggetto. L’idea che vuole qui illustrare Paolo riguarda il fatto che è davvero necessario essere spiritualmente in forma. Bisogna ridare valore alla nostra spiritualità, coltivarla con esercizio e passione. Bisogna andare al culto, occorre la lettura delle Scritture, è necessaria la comunione con la propria comunità. E tutto ciò solo perché non possiamo fare a meno dell’essere rallegrati nel Signore insieme alle altre e agli altri!
  2. “siate consolati” (parakaleo): la parola greca parakaleo combina due parole, para (a lato di) e kaleo (chiamare), e significa “chiamare di lato” o “incoraggiare” o “confortare”. Statevi vicino, coccolatevi, amatevi come per primo vi è vicino, vi coccola, ci ama Cristo. Sì è proprio Cristo che ti chiama, a te, personalmente, da parte, e ti dice le parole di cui hai bisogno al momento giusto.
  3. “abbiate un medesimo sentimento”. Certo Paolo lo sa che ogni comunità ha le sue caratteristiche e che all’interno di esse vi possono essere molte incomprensioni. Però Paolo sa anche, che Cristo, chiede di portare le proprie diversità nelle chiese e che le chiese stesse devono trovare il mondo affinché esse possano dialogare. Non si tratta qui di omologarsi ma di mettere in dialogo le differenze che possono pregare lo stesso Dio, lo stesso Cristo.
  4. “vivete in pace” (eirene): la pace (eirene) è una parola significativa, che è presente quasi cento volte nel Nuovo Testamento. Ha le sue radici nella parola ebraica shalom, che è stata usata frequentemente nell’Antico Testamento. Ma sia l’eirene che lo shalom possono anche riferirsi l’assenza di rancore o violenza tra individui o nazioni.

Paolo chiama i cristiani di Corinto e noi a vivere in armonia e tranquillità l’uno con l’altra. Solo seguendo questo programma di Paolo i banchi non saranno più vuoti ma pieni di gente motivata e alleggerita dal peso della vita grazie alla fede e alla comunità. Ma attenzione Paolo non parla solo dell’attenzione dovuta alla spiritualità. Paolo parla anche dei corpi delle donne e degli uomini e ricorda loro che la perfezione o il sentirsi consolati, che l’avere un medesimo sentimento e il vivere in pace hanno bisogno di esprimersi attraverso i nostri corpi. “Salutatevi gli uni gli altri con un santo bacio” (v. 12).

Nella nostra cultura, i baci sono riservati a persone con le quali si ha un rapporto romantico o di parentela. Se noi però ci riconosciamo come fratelli e sorelle, siamo intimi in Cristo e quindi abbiamo un vincolo gli uni con le altre dato dalla fede! Nel Nuovo Testamento, il santo bacio era un simbolo dell’amore cristiano (l’amore che cerca il benessere dell’altra persona) piuttosto che l’eros (amore romantico). Era anche il simbolo della comunione cristiana. Gesù rimproverò Simone per non averlo salutato con un bacio (Tu non mi hai dato un bacio; ma lei, da quando sono entrato, non ha smesso di baciarmi i piedi. Luca 7:45). Nella chiesa primitiva, il santo bacio divenne parte della liturgia. Col passare del tempo, a causa di un uso improprio, la pratica si estinse nella chiesa occidentale, anche se è ancora viva nelle chiese ortodosse orientali.

Ma nulla è perduto! Possiamo ricominciare a darci il santo bacio, e vi invito a farlo, ora. Noi attraverso il santo bacio ci siamo riconosciuti in Cristo e ci sentiamo legati l’uno l’altra dalla nostra fede in Cristo.

Alla fine Paolo parla di grazia, associata a Gesù, di amore, associato a Dio, e di amicizia, associata allo Spirito Santo. Basta solo questo per riempire le nostre panche!  Le panche diventeranno piene, non scoraggiamoci!

Che Dio sia con noi nei nostri giorni e ci aiuti a riempire i banchi delle nostre chiese, che sia possibile non cadere nella trappola della tristezza; che sia possibile ripete, ogni giorno, il nostro “sì” convinto alla vita e soprattutto alla fede in colui che ci ha donato un nuovo respiro per stare al mondo con agio e sovranità.  AMEN

Pastora Daniela De Caro (sermone al culto di chiusura Assemblea II Distretto 2019)

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