LA GIUSTIZIA DI DIO

(Geremia 31, 23-28 – Deuteronomio 16, 11-20)

Abbiamo letto in Geremia il passo che parla del rinnovo del Patto che Dio ha fatto con l’uomo e nel passo del Deuteronomio abbiamo sentito un forte invito alla gioia (senza indugiare alla mistica della sofferenza) e, soprattutto, alla giustizia.

Ma cos’hanno in comune questi due concetti: il Patto e la Giustizia? Molto!

Nel linguaggio comune praticare la giustizia significa agire concretamente nei confronti degli altri con rettitudine, operando secondo le varie situazioni con equità e comprensione, senza prevaricazioni, ma nella Bibbia troviamo anche un altro tipo di concetto: la giustizia di Dio.

Ma cos’è, o meglio, com’è la giustizia di Dio?

La giustizia di Dio è la sostanziale e completa fedeltà del Signore al Patto che lui ha stabilito con l’uomo, un patto al quale l’uomo è chiamato ad aderire, senza riserve e senza contrattazione alcuna, perché è un patto di totale misericordia quello che il Signore ci offre, un accordo che termina con le parole: “Poiché io perdonerò la loro iniquità e non mi ricorderò del loro peccato” (Ger 31,28).

Questo versetto è pregno d’amore, è manifestazione e promessa di perdono.

Se guardiamo a molti episodi del Nuovo Testamento, possiamo vedere che il comportamento di Gesù può apparire molto “ingiusto”, secondo le categorie mentali e le leggi del tempo (ma non solo del tempo!).

Pensiamo all’adultera, che avrebbe dovuto legittimamente essere lapidata, ma ricordiamo anche come il padre misericordioso accoglie il figlio che aveva sperperato ogni avere, mentre il fratello era rimasto diligentemente a lavorare coi servi.  E cosa dire ancora delle amicizie “ingiuste” per un Messia (pubblicani e prostitute), oppure della guarigione di familiari di persone che esercitavano il potere repressivo di Roma e che si rivolgono a Gesù, probabilmente non sospinti dalla fede in lui, ma per disperazione umana?

Obiettivamente spesso il comportamento del nostro Signore può apparire ingiusto ai nostri occhi (“gli ultimi saranno primi”). Ma Egli è il figlio di Dio e la sua giustizia è la giustizia del Padre, la realizzazione del Patto.

E noi, che ci definiamo credenti, quante volte parliamo o abbiamo parlato di giustizia!

Ma allora cos’è la giustizia per il credente? Certamente non può essere un concetto simile ai principi del diritto civile, dove per giustizia si può intendere l’esercizio dei propri diritti che si fermano dove iniziano i diritti dell’altro. Giustizia per un credente è qualcosa di diverso, di più ampio, perché deve ispirarsi alla giustizia divina.

Come per il Signore, nel suo Patto con l’uomo, la giustizia è la manifestazione totale della misericordia, del perdono, dell’amore incondizionato, anche per il credente la giustizia non esiste senza l’armonia con altri vocaboli: Amore, Perdono, Fratellanza, Libertà.

AMORE non è un generico “volersi bene”, ma comprende l’accettazione dell’altro, anche se molto diverso da me, anche se di tradizioni culturali diverse, anche se di diverso colore della pelle, perfino se magari a me ostile. Amore significa cercare di conoscere l’altro, non accontentarsi di un temporaneo incontro socievole e non conflittuale e poi non occuparsene più.

PERDONO significa cercare di avvicinarsi o riavvicinarsi anche a coloro che ci hanno offeso, che ci hanno fatto del male o ci hanno causato sofferenza; perdono significa operare per allacciare rapporti positivi, essere disposti a convertire noi stessi all’amore verso coloro che incrociano la loro strada con la nostra, senza lasciare posto all’indifferenza, se non addirittura al rancore. Perdono significa anche guardarsi dentro con la consapevolezza di necessitare del perdono anche verso noi stessi, imparare a perdonare a noi stessi. Perdono significa riempire di contenuti quella frase del Padre nostro, dove diciamo “perdona a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori” (anche se sarebbe molto meglio, ma forse più stimolante di crisi per noi, dire “come noi li abbiamo già rimessi ai nostri debitori”).

FRATELLANZA significa credere nel profondo che ogni uomo e donna è mio fratello/sorella, figlio/figlia del medesimo Padre, per cui io sono tenuto a condividere con lui/lei ciò che ho e quel che sono, non solo a dare quel tanto in più che mi avanza, solo un’elemosina per sgravarmi la coscienza. Sono tenuto a dividere “l’unico mantello che ho”.

LIBERTÀ che non significa poter operare come voglio, ma significa essere consapevoli che Dio ci ha creati liberi e per questo noi, sicuramente più fortunati di altri, dobbiamo rimanere al fianco e adoperarci fattivamente per coloro che liberi non sono, perché io, come figlio/a di Dio, posso essere veramente libero/a solamente se anche il mio prossimo è libero. E il mio prossimo che non è libero è certamente chi vive in situazioni di guerra e prevaricazioni per motivi politici, religiosi, di etnia, ma non è libero nemmeno colui che lascia la sua terra per cercare lavoro, anche se non scappa da situazioni di guerra.

Giustizia, Amore, Perdono, Fratellanza, Libertà. Immaginiamo questi termni come le dita di una grande mano, pronta a cogliere una diversa esistenza per l’essere umano, per TUTTI gli esseri umani, tutti veramente uguali e non certo qualcuno più uguale dell’altro, magari giudice dell’altro.

Voglia il Signore aiutarci per tutto questo ed ispirarci per una reale conversione di vita, per una giustizia che tenti di avvicinarsi a quella che siamo certi Lui pratica con noi, nell’attesa della venuta del Suo Regno.

AMEN

Liviana Maggiore

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