Tommaso

“Se non vedo e non tocco, non credo”

Per me è stato diverso, forse doveva esserlo.
Tutta la mia vita è stata la stessa,
la stessa di mio fratello gemello:
gli stessi vestiti, lo stesso primo giorno di scuola – in sinagoga,
lo stesso compleanno – spesso gli stessi regali…
anche lo stesso nome, se la gente ci confondeva.
Gesù è stata la prima persona che mi ha veramente trattato come un individuo.
Sapeva che cosa fosse importante per me. Sapeva che cosa mi rendeva me stesso.
Così forse, riflettendoci,
Gesù aveva le sue ragioni per incontrare gli altri discepoli quando io non c’ero.
Fu una settimana strana per me:
tutti parlavano di angeli e fantasmi, di corpi rubati, di viaggi e di pane spezzato…
non sapevo a cosa credere.
Avevo bisogno di vedere Gesù con i miei occhi e una settimana dopo lo feci.
Lui stava davanti a me e si rivolgeva proprio a me, a Tommaso,
invitandomi a toccarlo per assicurarmi che fosse in carne e ossa.
Per me è stato diverso, ma forse è diverso per tutti.
Gesù chiama ognuno di noi in modo diverso e ci invita nella sua vita risorta.
(R. Burgess)

Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi, e se non metto la mia mano nel suo costato, io non crederò».
Otto giorni dopo, i suoi discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte chiuse, e si presentò in mezzo a loro, e disse: «Pace a voi!» Poi disse a Tommaso: «Porgi qua il dito e guarda le mie mani; porgi la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». Tommaso gli rispose: «Signor mio e Dio mio!» (Giovanni 20,24-28)

Se non vedo e non tocco, non credo”… e così Tommaso è diventato il diffidente per antonomasia, il credente imperfetto. Eppure, che cosa ha fatto Tommaso di diverso rispetto agli altri discepoli?
Alla notizia che il corpo di Gesù era sparito, Pietro e un altro discepolo corrono al sepolcro per verificare le parole di Maria: cercavano una prova!
Quando Gesù si mostra agli altri discepoli, non solo parla, ma fa vedere loro le mani e il costato: dà loro una prova!
Perché Tommaso dovrebbe credere senza condizioni ad un annuncio irrazionale, incredibile, solo per la parola di presunti testimoni? Perché noi dovremmo credere all’annuncio che da migliaia di anni ci raggiunge invitandoci a riporre la nostra fiducia nel Risorto?
Noi come Tommaso sperimentiamo tutta la difficoltà di comprendere e di vivere l’annuncio che ci è rivolto, quella Parola che non vuole solo essere presa in considerazione e ritenuta vera, ma pretende di rivoluzionare il nostro modo di pensare, di scegliere, di agire; una Parola che ci vuole cambiare mentre la ascoltiamo, che vuole formare la nostra identità ed esserne parte. Per questo non basta solo ascoltarla, abbiamo bisogno di incontrarla, di sperimentarla nel nostro mondo personale… ed è questo, in fondo, che chiede Tommaso.
Credere nella resurrezione di Gesù, significa dover reinterpretare tutta la sua esperienza con il Maestro, significa dover rivedere le sue convinzioni, rielaborare i suoi progetti…
“Se non vedo e se non tocco”… e quando Gesù si presenta di nuovo a tutti i discepoli riuniti, ci aspetteremmo, come si vede spesso nelle opere d’arte ispirate a questo racconto, che Tommaso metta il ditino nelle ferite. Ma questo non accade.
Tommaso vede e ascolta il Risorto, esattamente come hanno fatto gli altri discepoli una settimana prima, e dopo… si, c’è un dopo, Tommaso fa qualcosa che gli altri discepoli non hanno fatto, Tommaso adesso confessa la sua fede: “Signor mio e Dio mio!”. E con questo ha compiuto il suo personale cammino di fede. Il Risorto non è solo il maestro Gesù risuscitato, non è un Signore e un Dio qualsiasi; non è il Signore e il Dio delle persone che glielo hanno fatto conoscere. Il Risorto è il Signore e il Dio della sua vita, il Dio che lo ha raggiunto nel momento del dubbio, dell’incredulità, dell’inquietudine, donandogli la risposta di cui aveva bisogno; il Risorto è il Signore e il Dio di Tommaso.
Una sorella nella fede con cui pochi giorni fa ho scambiato alcune mail proprio su Tommaso (questo scritto nasce da questo dialogo), mi ha fatto riflettere sul nome di questo discepolo: Tommaso in aramaico, Didimo in greco, Gemello in italiano. Lei scrive: “anch’io sono gemella e per esperienza so che si ha a che fare con la ricerca continua della propria identità, con la ricerca dei particolari che ai più sfuggono, con tutto ciò che questa situazione comporta”.
Più che dubitare, Tommaso è in ricerca: l’aver conosciuto Gesù ha messo in questione la sua vita, le sue scelte, e sente che sta cambiando. Tommaso è pronto a seguire Gesù fino alla morte (Gv 11,16), ma ammette anche di non sapere dove Gesù vada e quale sia la via da seguire (Gv 14,5); sa che Gesù è risuscitato, ma che conseguenza ha questa informazione sulla sua vita, in che direzione lo porta?
Gesù sembra ascoltarlo, lo conosce e sa di che cosa lui abbia bisogno: eccolo lì, davanti a lui. E le sue parole, in questo contesto, non sono un rimprovero, sembrano più un incoraggiamento: Non essere incredulo, ma credente.
Come Filippo, quando proviamo a vivere la nuova realtà della fede nella concretezza della quotidianità, ci scopriamo sì credenti, ma anche in ricerca, con tutte le nostre domande, i nostri vorrei, potrei, non so, mi piacerebbe… perché la fede non è solo una bella e confortante frase da ricordare all’occorrenza, ma un invito a vivere in modo rinnovato la propria esistenza, ad essere persone nuove, che trovano nell’incontro con Dio la loro vera e profonda identità.
Per questo l’incredulità di Tommaso è una richiesta: poter incontrare anche lui il Risorto. In fondo, anche quando noi parliamo agli altri e alle altre del conforto, della consolazione, dell’accompagnamento, del perdono, dell’amore che riceviamo da Dio, lo diciamo sperando che la nostra esperienza possa diventare concretamente l’esperienza di chi ci ascolta, e quando questo accade, significa che Dio si è reso visibile e si è fatto incontrare, ha risposto personalmente… proprio come ha fatto con Tommaso.

(Past. Daniela Santoro)

Dio, ci troviamo in uno spazio liminale,
il caos e il disordine hanno confuso le nostre vite,
i nostri tempi, i nostri pensieri, le nostre abitudini.
Ma in questo spazio ci offri ancora un tempo
per incontrarti e ricevere la tua pace.
Ci sediamo con i discepoli sul divano, attorno al tavolo,
con le porte chiuse a chiave e aspettiamo,
intimoriti, sperduti.
Ma quando ti rendi presente,
il tuo spirito di pace riempie i nostri spazi angusti.
Raggiungici e incontraci oggi,
donaci la stessa parola di speranza che hai dato ai discepoli spaventati
quella sera di Pasqua di tanti anni fa,
rasserenaci e rallegraci.
Te lo chiediamo nel nome di tuo Figlio,
il nostro Salvatore risorto, Gesù Cristo. Amen.

(L. Grammer)

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