È risorto

Martin Lutero ha iniziato uno dei suoi sermoni per il giorno di pasqua con queste parole: La festa di oggi ci mette davanti agli occhi il più consolante e gioioso articolo della nostra fede, come testimoniamo: Cristo è risorto il terzo giorno dai morti; così è necessario che prima si conosca in modo semplice la storia e si impari perché sia successo e come noi possiamo godere tutto ciò.

Lutero ci dice che prima dobbiamo cogliere che cosa sia successo e non dobbiamo solo coglierlo con la testa ma soprattutto col cuore, in modo semplice e solo quando abbiamo colto col cuore il messaggio della risurrezione possiamo anche goderci questo messaggio.

La storia è questa: Gesù, dopo l’ultima cena con i suoi discepoli, è andato nel giardino, che chiamiamo Getsemani. Lì è stato tradito da Giuda con un bacio e catturato dagli ebrei. Portato dal sommo sacerdote viene interrogato fino a quando si decidono di portarlo a Pilato perché era lui ad avere il potere giuridico. Egli lo manda dal re Erode e lui di nuovo indietro a Pilato e alla fine viene crocifisso. Verso mezzogiorno c’è un terremoto e il sole si oscura. Un ultimo segno di Dio che quell’uomo alla croce è suo figlio. E verso le tre del pomeriggio Gesù muore sulla croce.

Noi crediamo che Gesù non sia rimasto morto, ma è risorto il terzo giorno. Secondo i nostri conti oggi non sarebbero ancora passati tre giorni, ma gli ebrei contano un nuovo giorno a partire dalla notte. Vuol dire, venerdì è stato il primo giorno, sabato il secondo e sabato sera con il tramonto inizia il terzo giorno. Proprio in questo terzo giorno, dopo lo shabbat, la domenica, presto, inizia il racconto di pasqua. Sentiamo come l’evangelista Matteo ci racconta quest’evento.

Leggo dal vangelo secondp Matteo 28,1-10

Nella notte del sabato, verso l’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria andarono a vedere il sepolcro.  2 Ed ecco si fece un gran terremoto; perché un angelo del Signore, sceso dal cielo, si accostò, rotolò la pietra e vi sedette sopra.  3 Il suo aspetto era come di folgore e la sua veste bianca come neve.  4 E, per lo spavento che ne ebbero, le guardie tremarono e rimasero come morte.  5 Ma l’angelo si rivolse alle donne e disse: «Voi, non temete; perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso.  6 Egli non è qui, perché è risuscitato come aveva detto; venite a vedere il luogo dove giaceva.  7 E andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, ve l’ho detto».  8 E quelle se ne andarono in fretta dal sepolcro con spavento e grande gioia e corsero ad annunziarlo ai suoi discepoli.  9 Quand’ecco, Gesù si fece loro incontro, dicendo: «Vi saluto!» Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono.  10 Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea; là mi vedranno».

Questo racconto della morte e della risurrezione di Gesù Cristo è il cuore della nostra fede cristiana. E penso che Martin Lutero abbia ragione: solo chi ha colto la profonda verità in questo racconto e intendo non solo con la ragione, ma col cuore, solo lui può gioire a Pasqua.

Possiamo parlare e discutere di tante verità della fede. Talvolta troviamo addirittura un consenso con non-cristiani, non è così difficile. Ci sono tante persone buone nel nostro mondo e nella nostra società. Ci sono tanti che si adoperano per la giustizia e la pace. Tanti sostengono progetti sociali, spesso con una dedizione meravigliosa. Non è difficile trovare dei punti in comune. Però alla croce si dividono le anime. Secondo un rilevamento il 72 percento dei protestanti credono nella risurrezione di Gesù. Io mi chiedo che cosa sia con il restante 28 percento che non crede nella risurrezione. È quasi un terzo della chiesa. Che cosa crede quel terzo dei membri delle chiese protestanti? Perché non vogliono o non possono credere nella risurrezione di Gesù Cristo? È credibile che ci siano persone che frequentano anno dopo anno una chiesa e non hanno mai colto che cosa vuol dire per loro personalmente che Gesù sia morto in croce anche per loro e che cosa abbia a che fare questa morte e risurrezione con la loro fede e vita?

Questo non è un fenomeno nuovo. Ci sono sempre state delle persone che non erano tanto certe della risurrezione, già Paolo ha combattuto con loro. Nella lettura abbiamo sentito che cosa ha scritto alla chiesa di Corinto. Vi leggo ora come prosegue il pensiero di Paolo: Ora se si predica che Cristo è stato risuscitato dai morti, come mai alcuni tra voi dicono che non c’è risurrezione dei morti?  13 Ma se non vi è risurrezione dei morti, neppure Cristo è stato risuscitato;  14 e se Cristo non è stato risuscitato, vana dunque è la nostra predicazione e vana pure è la vostra fede.  15 Noi siamo anche trovati falsi testimoni di Dio, poiché abbiamo testimoniato di Dio, che egli ha risuscitato il Cristo; il quale egli non ha risuscitato, se è vero che i morti non risuscitano.  16 Difatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è stato risuscitato;  17 e se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede. (1 Corinzi 15,12-17)

Paolo ci dice chiaramente che non ha nessun senso per un credente rifiutare il pensiero della risurrezione, perché senza la risurrezione di Cristo tutta la fede è vana. Una fede cristiana senza la risurrezione di Gesù è assurda.

Mi ricordo di aver chiesto una volta a un collega che cosa gli piace di più fare come pastore. Mi sarei aspettata di sentire che gli piace predicare o fare visite o non lo so. Mi ha detto che gli piacciono i funerali. – Mi sembrava una risposta strana, ma vi dico che dopo qualche anno di servizio lo capisco. I funerali sono proprio i momenti in cui anch’io sento più forte la mia fede. Incontro persone che sì sono tristi, ma contemporaneamente anche serene; persone che sanno profondamente che la morte non ha l’ultima parola. E quando diciamo le ultime parole davanti alla tomba che si chiude: “Terra prendi il tuo, Dio ha preso il suo” mi sembra di sentire Gesù che chiama alla vita. È Gesù, il risorto che chiama i morti alla risurrezione.

E la fede che mi fa dire queste cose. Non ne ho delle prove, né per la risurrezione di Gesù, né per la risurrezione in generale, né per la mia risurrezione, però io ci credo nella risurrezione. Viviamo in uno stato laico. Nessuno devo credere, ma noi cristiani possiamo fidarci che Gesù ci sia vicino persino nella morte e che ci dona vita eterna. Non è che lo dobbiamo credere, ma possiamo crederlo, possiamo fidarci di questo Dio.

Adesso in primavera inizia di nuovo la stagione nella quale le persone vanno al cimitero. Portano i fiori che sono un segno d’amore per la persona morta.

Anche la prima domenica di pasqua c’erano delle donne che andavano al cimitero per vedere la tomba di Gesù. Donne che conoscevano Gesù che erano anche presenti alla sua crocifissione. Non hanno con loro un innaffiatoio o dei fiori, ma delle creme, oli e panni freschi. In sé è una cosa normalissima quando dei parenti o amici visitano il cimitero, ma in questa domenica Matteo ci racconta di un terremoto.

In ogni vita umana conosciamo questi momenti che ci scuotono, che ci fanno paura. La vita non è sempre solo bella. Esistono dei fallimenti, dei colpi del destino, delle disgrazie. Tali turbamenti possono mettere tutta la vita sotto sopra. E direi che queste due donne alla tomba di Gesù si sentono abbastanza scosse, fuori e dentro. – E poi c’è uno che dice loro: Voi, non temete. Non avere paura! Talvolta serve che qualcuno ci dica queste parole, perché non funziona bene quando sono io a dovermele dire, serve qualcun altro. Per questo noi cristiani viviamo in comunità per potercelo dire gli uni agli altri. Non temere, non avere paura. È vero che Gesù è morto. È vero però anche che Gesù è risorto e anche tu risorgerai!

Tanti uomini credono oggi che la religione sia una cosa privata e che possano trovare Dio meglio in un bosco che in una chiesa. Ma quale albero può dire a queste persone le parole confortanti: Non temere, non avere paura.

Le due donne credono nelle parole dell’angelo. I discepoli sulla via verso Emmaus credono quando vedono Gesù spezzare il pane. Tommaso crede quando può toccare il suo Signore. Saulo vede la luce che gli toglie la vista e crede. – La Bibbia ci racconta di tanti modi diversi in cui le persone sono venute in contatto con il Risorto. Non ha importanza il come, ma il fatto in sé. È importante che si realizzi questo incontro.

Gesù c’è. Anche adesso in mezzo a noi, perché ha detto: dove due o tre sono riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro Matteo 18,20 Cristo è presente in mezzo a noi.

Questo è l’animo di pasqua. Sapere che Gesù è con noi nella nostra vita e nella morte. Se viviamo, viviamo per il Signore; e se moriamo, moriamo per il Signore. Sia dunque che viviamo o che moriamo, siamo del Signore.(Rom 14,8)

Auguro a tutti voi questa speranza di essere nella vita come nella morte con Dio. Amen.

Ulrike Jourdan

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