PREDICAZIONE IN CELEBRAZIONE ECUMENICA PER LA PACE 1.1.2019

Efesini 4:1-6

“Io dunque, il prigioniero del Signore, vi esorto a comportarvi in modo degno della vocazione che vi è stata rivolta, con ogni umiltà e mansuetudine, con pazienza, sopportandovi gli uni gli altri con amore, sforzandovi di conservare l’unità dello Spirito con il vincolo della pace.

Vi è un corpo solo e un solo Spirito, come pure siete stati chiamati a una sola speranza, quella della vostra vocazione. Vi è un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, fra tutti e in tutti.”

Vanno fatte due premesse importanti sui versetti che abbiamo ascoltato:

  1. le esortazioni contenute non sono solamente per gli Efesini, ma anche per noi, cristiani di oggi. E questo è chiaro fin dal primo versetto dell’epistola, dove troviamo scritto: “Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono in Efeso e ai fedeli in Cristo Gesù.”
  2. In Gesù Cristo non c’è differenza fra ebrei e pagani, fra circoncisi e incirconcisi, perché, come troviamo al cap. 2,14-16 “Lui che dei due popoli ne ha fatto uno solo e ha abbattuto il muro di separazione abolendo nel suo corpo terreno la causa dell’inimicizia, la legge fatta di comandamenti in forma di precetti, per creare in sé stesso, dei due, un solo uomo nuovo facendo la pace; e per riconciliarli tutti e due con Dio in un corpo unico mediante la sua croce, sulla quale fece morire la loro inimicizia.”

Per questo oggi siamo qui, insieme, in una preghiera ecumenica nella quale certamente portiamo il peso delle nostre differenze, ma soprattutto portiamo la gioia di essere tutti fratelli e sorelle in Dio, tutti uniti in un unico corpo mediante la croce di Cristo, tutti consapevoli che in quest’epoca di muri che si moltiplicano e respingimenti che si inaspriscono, siamo chiamati alla reciproca accoglienza ed alla fraternità, senza distinzioni di razza, religione, sesso, età e quant’altro possa causare divisioni fra gli esseri umani.

Noi, donne e uomini di oggi, siamo chiamati a rispondere alla vocazione ricevuta operando per la pace, mettendo a frutto i doni ricevuti, facendo scelte talvolta difficili, correndo il rischio di essere derisi, ma sempre sostenuti da quel Signore in cui diciamo di credere che è pietra angolare della chiesa universale e che per tutti noi ha patito la croce. E tutto ciò senza delegare ad altri le nostre responsabilità, perché se una goccia d’acqua non può dissetare, un bicchiere d’acqua è pieno di molte gocce che, insieme, possono sollevare dall’arsura.

Ma come possiamo essere degni di questa vocazione, come tradurla in azione, in vita concreta? L’autore ci dà delle indicazioni, tratteggiando, con poche ma efficaci parole, le caratteristiche di un’etica cristiana. Siamo infatti esortate e esortati a comportarci con umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportazione reciproca e, superati i nostri condizionamenti, di avviarci sul cammino di una vita nuova, costruttiva e pacifica, vissuta con la consapevolezza di essere radicati nell’appartenenza al corpo di Cristo e illuminati dal soffio dello Spirito, adoperandoci per conservare l’unità nel vincolo della pace, quella pace che è diritto di ogni uomo e donna che calpesti questa terra.

E l’unità nella pace, dono di Dio, può essere nutrita, preservata, rinforzata solo se i credenti vivono nell’amore e nella pace forgiata dall’opera riconciliatrice di Cristo.

Nei versetti da 4 a 6, con enfasi, viene analizzato il significato dell’unità dello Spirito:

  • un solo corpo: la chiesa,
  • un solo Spirito: attraverso il quale si professa Cristo,
  • una sola speranza: la redenzione,
  • un solo Signore: Cristo,
  • una sola fede: Cristo è il Signore,
  • un solo battesimo: in un unico Spirito per formare un unico corpo.

Una vera e propria confessione di fede, suggellata dal versetto 6, UN SOLO DIO:

  • al di sopra di tutti: il Padre,
  • fra tutti: il Figlio,
  • in tutti: lo Spirito Santo.

Ecco perché è importante che, seppure appartenenti a diverse confessioni, oggi abbiamo marciato insieme per la pace, con uno spirito ecumenico per cui incontrarsi non è per ricercare l’unità a tutti i costi, ma sicuramente per riconoscere ciò che ci accomuna.

Che il Signore ci illumini ed ispiri le nostre azioni affinché, individualmente e collettivamente, possiamo essere autentici costruttori di pace.

AMEN

Liviana Maggiore

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