TABITA LA GAZZELLA

A Ioppe c’era una discepola, di nome Tabita, che, tradotto, vuol dire Gazzella: ella faceva molte opere buone ed elemosine. Proprio in quei giorni si ammalò e morì. E, dopo averla lavata, la deposero in una stanza di sopra. Poiché Lidda era vicina a Ioppe, i discepoli, udito che Pietro era là, mandarono due uomini per pregarlo che senza indugio andasse da loro. Pietro allora si alzò e partì con loro. Appena arrivato, lo condussero nella stanza di sopra; e tutte le vedove si presentarono a lui piangendo, mostrandogli tutte le tuniche e i vestiti che Gazzella faceva, mentre era con loro. Ma Pietro, fatti uscire tutti, si mise in ginocchio, e pregò; e, voltatosi verso il corpo, disse: «Tabita, àlzati». Ella aprì gli occhi; e, visto Pietro, si mise seduta. Egli le diede la mano e la fece alzare; e, chiamati i santi e le vedove, la presentò loro in vita. Ciò fu risaputo in tutta Ioppe, e molti credettero nel Signore. Pietro rimase molti giorni a Ioppe, presso un certo Simone conciatore di pelli.  (Atti 9, 36-43)

Care sorelle e cari fratelli,

dopo averci parlato della conversione di Paolo, Luca ci racconta due miracoli di Pietro: la guarigione di Enea e quello che abbiamo ascoltato, la resurrezione di Tabita.

Tabita è appena morta; dopo essere stata preparata viene deposta nella stanza di sopra. La stanza di sopra: quante memorie evoca questo luogo!

Ci ricorda il luogo dove Gesù e suoi discepoli hanno celebrato la Pasqua, l’ultima Pasqua di Gesù. Anche allora la disperazione e lo sconforto erano palpabili.

Tabita è una discepola. È l’unica volta che la parola discepola viene usata nel Nuovo Testamento. Non è quindi una discepola qualsiasi: il testo ci dice che faceva molte opere buone ed elemosine; ci racconta anche di una disperazione tale, tra i fratelli e le sorelle della sua comunità, da spingerli a raggiungere Pietro e a pregarlo di correre da Tabita: essi avevano fede che Pietro avrebbe potuto, con la sua parola, riportare alla vita Tabita. Questa donna che non sta al suo posto, che fa “molte opere buone ed elemosine”, secondo la società del tempo avrebbe dovuto starsene a casa, e lasciare che gli uomini progettassero un sistema di assistenza. Invece era probabilmente proprio lei a capo di un programma di aiuto tra i poveri di Ioppe. Nella sua azione, Tabita s’impegnava a gettare semi del Regno e, nel farlo, a costruire anche una nuova configurazione del potere … in cui Dio usa ciò che è umile e disprezzato nel mondo per ridurre a niente le cose che sono.

Con il suo servizio, Tabita ha messo in pratica il messaggio d’amore di Gesù. Ha annunciato una fede che rimette in piedi quanti sono piegati, schiacciati dalla vita. Ha mostrato alle vedove che le donne, quando solidarizzano e mettono in rete le proprie risorse, le proprie competenze, il loro sapere, possono acquistare autonomia e uscire dalla dipendenza sociale che le rende vulnerabili, ricattabili. Quante tuniche e quanti mantelli avrà tessuto Tabita, per offrire alle più deboli della comunità una via concreta di sostentamento!

Tabita nella sua vita ha aiutato a risorgere tante vedove: ora si alzano le preghiere delle sue sorelle e dei suoi fratelli perché questa risurrezione riguardi anche Tabita. E così è stato. Tabita, la mite e veloce gazzella, viene strappata dai lacci della morte e riconsegnata vivente fra la sua gente. Per le loro preghiere, per la loro audacia, e per la solidarietà di Pietro Tabita viene restituita alla vita. Nel nome di Gesù, che ha il potere di dare la vita. Il nome di Gesù che, come ci dice questo racconto, appartiene alle vedove e a coloro che non hanno nessuna speranza all’infuori di esso.

Ogni comunità, ogni famiglia, ogni chiesa, ognuno ed ognuna di noi esiste all’interno di ben definite strutture di potere o di debolezza, di vita e di morte. Ci sono esperienze di morte che avvengono prima di morire: gente piegata, umiliata, schiavizzata. Ci sono piccole risurrezioni che possono anticipare, quale caparra e primizia, la risurrezione finale. Ogni volta che l’evangelo è annunciato come esperienza di liberazione, ogni volta che chi è abbattuto viene risollevato, ogni volta che viene ridata ad un essere umano la dignità di figlia o di figlia di Dio … ogni volta che tendiamo la mano verso il fratello o la sorella: lì avviene una risurrezione!

Tabita, la Gazzella, è un’icona, una testimone dell’amore e della promessa di Dio; con la sua comunità sta a fianco di coloro che non hanno nessuno, così come il Signore sta loro a fianco. Non ha il potere del mondo, ma ha una risorsa: la parola, il nome di Gesù che trasforma le strutture di morte in strutture di vita. AMEN

Maria Paola Gonano

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