PACE
/in Sermoni/da Daniela SantoroSPERANZA
/in Sermoni/da Daniela SantoroLa luce splende nelle tenebre
/in Sermoni/da Daniela SantoroCulto della prima domenica d’Avvento
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Il Regno dei Cieli…
/in Sermoni/da Daniela SantoroRiflessione biblica su Matteo 13,44-46; Luca 17,20-21
Matteo 13,44-46
Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo,
che un uomo, dopo averlo trovato, nasconde;
e, per la gioia che ne ha, va e vende tutto quello che ha, e compra quel campo.
Il regno dei cieli è anche simile a un mercante che va in cerca di belle perle;
e, trovata una perla di gran valore, se n’è andato,
ha venduto tutto quello che aveva, e l’ha comperata.
Luca 17,20-21
Interrogato poi dai farisei sul quando verrebbe il regno di Dio, rispose loro:
«Il regno di Dio non viene in modo da attirare gli sguardi;
né si dirà: “Eccolo qui”, o “eccolo là”;
perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi».
Il Regno dei Cieli… chi non ha mai provato ad immaginarlo?
Regno dei cieli è tutto quello che ora non riusciamo a sperimentare pienamente nel rapporto con Dio, con noi stessi e con il nostro prossimo; è quella serenità che non dura nelle nostre giornate perché presto cancellata dalle preoccupazioni, dalle paure, dalle delusioni; è la gioia che proviene dall’essere soddisfatti della propria vita; è la pace, l’amore, la speranza che a volte sembrano estranei al nostro mondo.
La nostra idea del Regno di Dio è sempre più staccata dalla realtà: qui, sulla terra, siamo soli; qui, sulla terra, non potremo mai sperimentare veramente la solidarietà, la pace, la serenità; qui, sulla terra, siamo solo di passaggio… Aspettiamo, dunque, con fede, che Dio si decida ad instaurare il suo Regno e non illudiamoci di poter cambiare qualcosa di questo mondo: qui avremo solo guai, problemi, sofferenze, preoccupazioni, malattia, morte, insoddisfazione.
Ma siamo proprio sicuri di questo?
Il Regno dei Cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo.
Il padrone, come anche i lavoratori, non immaginano cosa sia nascosto nel campo in cui vedono solo terra, lavoro, fatica e, se tutto va bene, alla fine, un raccolto che permetta loro di sopravvivere. Eppure c’è qualcosa in più, qualcosa che è lì, a portata di mano, e che può cambiare la tua vita, qualcosa che proprio mentre lavori, mentre sudi, mentre cerchi di calcolare il guadagno che otterrai dal raccolto, scopri accanto a te.
Il regno dei cieli è simile ad un mercante di perle che sa, per certo, che esiste una perla magnifica, stupenda, la più bella di tutte, la più preziosa di tutte; e non si accontenta di ciò che ha, ma continua a cercare fino a quando, trovatala, la compra.
Noi sappiamo che il progetto di vita che Dio ha per noi non si limita a quello che viviamo qui, sulla terra: è qualcosa di più.
Ma sappiamo essere tenaci, come questo mercante, sappiamo continuare a cercarlo? No, non lo cerchiamo, troppo spesso ci limitiamo ad aspettare, sperando che, prima o poi, la perla arrivi fino a noi: possediamo altre perle, anche se di minor valore, e quelle ci bastano per sopravvivere.
Eppure, sorelle e fratelli, Gesù ci ricorda che il tesoro nascosto nel campo lo abbiamo già trovato, casualmente, senza neanche cercarlo: Dio ci è accanto, ci ama, ci salva, ci dona speranza, ci offre di vivere con lui e per lui. Certo, il campo in cui si trova questo tesoro non è nostro e per acquistarlo dobbiamo vendere tutto ciò che abbiamo. Dobbiamo rinunciare alle certezze che faticosamente ci costruiamo giorno per giorno; dobbiamo rinunciare alla tentazione di accontentarci della sopravvivenza giornaliera; dobbiamo rinunciare ai nostri rifugi; dobbiamo rinunciare alle nostre scuse; dobbiamo avere il coraggio di volere quel tesoro per usare quel tesoro, disseppellirlo e cambiare la prospettiva della nostra vita.
Sappiamo dell’esistenza della perla, ma dobbiamo avere il coraggio di acquistarla rinunciando alle altre piccole perle che abbiamo trovato e che costituiscono il nostro tesoro.
È una cosa che dobbiamo fare adesso: adesso il tesoro è qui, accanto a noi; adesso possiamo cercare e comprare quella perla.
È qui, nel nostro lavoro, nei rapporti a volte complicati delle nostre famiglie, nella stanchezza quotidiana, nella rabbia che ci coglie nel guardare la nostra società, nella preoccupazione e nella delusione del giorno per giorno, che Dio ci fa trovare i segni della presenza del suo tesoro e ci invita ad appropriarcene. Non rubandolo, non sottraendolo ad altri, ma acquistandolo per esserne padroni a tutti gli effetti, affinché nessuno ce lo possa togliere o reclamare.
Se non lavorassimo nel campo, il tesoro non lo troveremmo. Se ci limitassimo a restare nel nostro negozio in attesa della fortuna, la perla non potremo mai acquistarla.
Dio si fa conoscere e rivela la sua volontà nel pieno della nostra quotidianità e ci invita a riconoscere la sua presenza adesso, qui: “il regno di Dio è in mezzo a voi”.
È difficile crederci ed è difficile riconoscere la presenza del Regno di Dio in un regno sempre più umano, del Regno dei Cieli qui sulla terra. Noi siamo qui, in questo mondo, nel mezzo della pandemia, nel distanziamento sociale che per alcuni diventa isolamento, nell’indifferenza e nell’egoismo, nel timore per un presente a rischio e un futuro incerto… Eppure, ogni volta che riusciamo a vincere la tentazione di costruirci da soli le nostre sicurezze e le nostre certezze, e ci affidiamo a Dio percorrendo con lui il sentiero dell’amore, della cura reciproca, della giustizia, della riconciliazione, della verità, in un clima di fattiva collaborazione e solidarietà, noi viviamo un pezzettino di Regno dei Cieli, realizziamo un po’ di quella speranza nella promessa di Dio che è il principio e il fine della nostra vita.
Affidiamoci oggi al nostro Dio e speriamo; riconosciamo adesso il tesoro che ci invita a possedere e usiamo ora questo tesoro per consolarci e sostenerci vicendevolmente. Amen.
Sorelle e fratelli, rallegriamoci: Dio ama il mondo!
Possa Dio, nostro Creatore, rinfrescare la nostra energia.
Possa Cristo, nostra Luce, illuminare i nostri momenti più bui.
Possa lo Spirito Santo, testimone dell’Amore, rinsaldare la nostra comunione
fino a quando non potremo nuovamente incontrarci per lodare Dio insieme.
Amen.
Past. Daniela Santoro
…però, secondo la tua parola, getterò le reti
/in Sermoni/da Daniela SantoroMentre egli stava in piedi sulla riva del lago di Gennesaret e la folla si stringeva intorno a lui per udire la parola di Dio, Gesù vide due barche ferme a riva: da esse i pescatori erano smontati e lavavano le reti. Montato su una di quelle barche, che era di Simone, lo pregò di scostarsi un poco da terra; poi, sedutosi sulla barca, insegnava alla folla. Com’ebbe terminato di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per pescare».
Simone gli rispose: «Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti». E, fatto così, presero una tal quantità di pesci, che le reti si rompevano. Allora fecero segno ai loro compagni dell’altra barca, di venire ad aiutarli. Quelli vennero e riempirono tutt’e due le barche, tanto che affondavano. Simon Pietro, veduto ciò, si gettò ai piedi di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Perché spavento aveva colto lui, e tutti quelli che erano con lui, per la quantità di pesci che avevano presi, e così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo, che erano soci di Simone. Allora Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». Ed essi, tratte le barche a terra, lasciarono ogni cosa e lo seguirono.
(Luca 5,1-11)
Un bel racconto con il lieto fine. Ci piace ricordare la folla che ascolta gli insegnamenti di Gesù, la richiesta di Gesù di salire sulla barca per poter parlare ed essere ascoltato meglio, ammiriamo la decisione dei pescatori di seguire le indicazioni di Gesù, prendere il largo e pescare e, dopo il miracolo, il coraggio di lasciare tutto e seguire Gesù.
In effetti gli insegnamenti di Gesù non sono solo delle belle o interessanti storie. Gesù è ascoltato perché ricorda a chi è disorientato, preoccupato, in ricerca, che esiste un punto di riferimento stabile, Dio, che fa conoscere agli esseri umani la sua volontà in modo che essi possano valutarla e scegliere. Gesù, infatti, parla, ma, alla fine dei suoi discorsi, esige sempre una risposta, bisogna fare una scelta.
E sappiamo che scegliere non è mai facile. Gran parte delle nostre paure è determinata dal dover scegliere senza avere sicurezze sulle conseguenze delle nostre scelte. Ogni nostra decisione ha delle conseguenze, e alcune delle nostre scelte determineranno non solo la nostra vita e i nostri rapporti, ma anche i rapporti e la vita di altre persone.
La Parola di Dio può in qualche modo esserci accanto, sostenerci nelle nostre scelte, ricordandoci il fine verso cui tendere. Certo, non sempre questa Parola ci invita a fare cose che noi approviamo. Anzi, alcune volte le indicazioni che riceviamo ci sembrano completamente sbagliate, e preferiremmo cercare altre soluzioni… e in questo nei pescatori ritroviamo noi stessi.
I pescatori sono sulla riva, con la folla, e mentre riparano e puliscono le reti, ascoltano quella Parola che potrebbe confortarli, incoraggiarli, dopo una nottata di lavoro infruttuosa. E la Parola per Simone e i suoi compagni è: Prendi il largo e gettate le reti per pescare.
Alla fine di un insegnamento, di una predicazione, ci saremmo aspettati un appello alla conversione, una richiesta di impegno, un invito a fare la volontà di Dio… E invece Gesù dice ai pescatori di prendere il largo e a pescare, li invita a tornare al loro lavoro quotidiano.
È una richiesta che non ha niente a che vedere con l’annuncio dell’amore di Dio, del suo Regno; ed è un invito che sicuramente Simone e gli altri rifiuterebbero senza esitazioni se a parlare fosse stata qualsiasi altra persona. Anche noi sappiamo che il tempo migliore per la pesca è la notte; intuiamo anche noi che, non avendo pescato niente durante la notte, è assurdo sperare di pescare qualcosa di giorno. E al posto di Simone, avremmo protestato con fermezza: perché rimettere in acqua la barca? Sarebbe una perdita di tempo. Perché Gesù non si limita a fare il maestro senza avere la presunzione di insegnare ai pescatori come pescare?
“Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati e non abbiamo preso nulla”. A che serve allontanarci nuovamente, ributtare le reti dopo che le abbiamo già pulite? Ciò che otterremo sarà dolo la derisione della gente che ci ha visti tornare dopo una nottata senza pesce e ora ci vede uscire nuovamente, di giorno. È da quando siamo piccoli che peschiamo, la pesca è il nostro lavoro… sappiamo come si fa, quando bisogna uscire, quando bisogna riposarsi, quando bisogna buttare le reti.
Noi difficilmente saremmo andati al largo e avremmo gettato le reti. Quante volte ci siamo demoralizzati, scoraggiati, e abbiamo pensato che insistere non sarebbe servito a niente; quante volte ci ritiriamo, perché razionalmente, non c’è più niente da fare; quante volte ci convinciamo che Dio ha sbagliato, non ci ha indicato la strada giusta, non ha considerato bene la situazione? Quante volte abbiamo pensato che la nostra sapienza valeva più della pazzia di Dio?
Ma Simone prende una decisione importante: rinuncia, o meglio, mette da parte le sue conoscenze, le certezze che si era costruito durante anni e anni di lavoro sul mare, e getta le reti. “Maestro, tutta la notte ci siamo affaticati, e non abbiamo preso nulla; però, secondo la tua parola, getterò le reti”.
E contrariamente alle sue regole, quelle seguite e accettate da tutti come vere, le reti si riempiono di pesci, anzi, ci sono così tanti pesci che c’è bisogno dell’aiuto di altre barche per portarli a riva, e le barche quasi affondano per il peso.
Certo Gesù lo aveva annunciato, ma è difficile credere contro l’evidenza della razionalità, è difficile sperare contro speranza. È difficile ed è anche umano.
Ma è proprio in questi opposti che si inserisce la fede, perché avere fede significa credere non basandosi sulle proprie forze, sulla propria esperienza, sulla propria razionalità; fede è riconoscere la distanza che esiste tra gli esseri umani e Dio, tra i nostri bisogni di sicurezze, di protezione, di conoscenza e il modo di fare di Dio, che dona, offre, si rende presente quando meno ce lo aspettiamo, quando pensiamo che tutto sia finito, quando avremmo solo voglia di sederci e riposare.
Quando Simone riconosce questa distanza, la gioia e lo stupore per la grande pesca, si trasformano in timore e in vergogna, perché pur avendo ascoltato, non ha avuto fede.
“Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Cosa altro avrebbe potuto dire Simone? Anzi, Simon Pietro? Si, perché da questo momento Simone sarà chiamato con il nome di Pietro, un cambiamento che rispecchia il cambiamento della sua vita, l’inizio di un rapporto nuovo fra lui, Dio, e gli altri. Simone diventa Pietro nel momento in cui riconosce i suoi limiti, le sue aspettative, le sue paure, e si abbandona a Dio. Si riconosce peccatore, incapace di credere e di accettare con gioia e riconoscenza quello che Dio gli offre. E Gesù non lo allontana, non lo rimprovera, né lo trasforma in modo da renderlo perfetto. Gesù accetta Pietro così com’è, ed è lui, così com’è, che diventerà pescatore di uomini. O, meglio, che da ora in poi pescherà per la vita.
Pietro è consapevole che il suo rapporto con Dio è cambiato e qualcosa cambierà inevitabilmente anche nel suo rapporto con gli altri. Pietro e i suoi amici, prima, pescavano per se stessi, per la loro sopravvivenza prendendo nelle loro reti pesci destinati a morire. Da ora in poi pescheranno uomini e donne ai quali offriranno la vita, la speranza, la gioia del cambiamento, quello stesso cambiamento che loro stanno vivendo con Gesù. Un cambiamento che li lascia apparentemente tali e quali, li lascia nel loro lavoro abituale, li lascia con i loro dubbi, con le loro paure, con le loro incomprensioni, ma anche con la certezza che Dio è con loro. E incomprensioni ce ne saranno veramente tante fra Gesù e i suoi discepoli: abbandono, tradimento, delusione. Eppure Gesù ha chiamato proprio quegli uomini e quelle donne, nella loro umanità, con i loro difetti, con i loro limiti, per testimoniare ed offrire la vita così come loro sapevano fare.
Quale altro Dio sceglierebbe fra le sue creature i suoi collaboratori? Quale altro Dio inviterebbe le sue creature a seguirlo, senza schiavizzarle, senza cambiarle, senza porre delle condizioni?
Come Pietro, Giacomo e Giovanni, così anche noi siamo invitati a riconoscere e vivere la vita che Dio ci offre e a portarla agli altri e alle altre, ad essere pescatori per la vita. Non in azioni grandiose, non in seguito a trasformazioni eccezionali, non con discorsi perfettamente costruiti, ma nella nostra vita e nei nostri rapporti di ogni giorno, ma illuminati, sostenuti e guidati da Dio.
Che il nostro agire possa veramente essere per la vita; che le nostre azioni possano testimoniare la nostra gioia nel partecipare alla vita di Dio come peccatori e peccatrici da lui accolti e accolte, scelti e scelte come suoi collaboratori per diffondere il suo amore, la sua grazia, la sua speranza. Amen.
(Past. Daniela Santoro)
Domenica della Trinità
/in Sermoni/da Daniela SantoroLa grazia del Signore Gesù Cristo e l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi. (2 lettera ai Corinzi 13,13)
Gesù Cristo: grazia Dio: amore Spirito Santo: comunione … e noi
L’apostolo Paolo conclude la lettera alla comunità di Corinto ricordando la relazione tra Dio e la chiesa, tra Dio e ognuno di noi.
Un rapporto a due: ci piace come protestanti ricordare che Dio si rivolge ad ognuno di noi personalmente e ad ognuno di noi chiede responsabilmente di rispondere alla sua voce. Ma è anche un rapporto multiplo: il Dio trino entra in relazione con una comunità di credenti.
Dire che Dio è Padre, Figlio e Spirito Santo significa che Dio si manifesta e si fa conoscere nella relazione. Noi siamo singoli ma, nel momento stesso in cui incontriamo Dio, scopriamo di essere sì singoli, ma in relazione tra di noi e con Dio.
Il Dio Padre, Figlio e Spirito Santo non è un Dio isolato e solitario, ma un Dio che si confronta, che si mette in gioco e agisce in prima persona.
È il Dio che per essere se stesso ha bisogno di un “altro”. È il Dio che crea per poter amare le sue creature; che limita se stesso diventando umano per raggiungerle; che offre la sua proposta di vita condividendola con tutti e tutte.
Ognuno e ognuna di noi ha una propria identità fatta di esperienze, capacità, competenze, sensibilità di-verse; ma ognuno e ognuna di noi è parte dell’unica umanità creata da Dio. È in questa umanità che nel confronto (non sempre facile) con gli altri e le altre conosciamo noi stessi, operiamo delle scelte, elaboriamo progetti… Ed è sempre come singoli che fanno parte dell’umanità creata che entriamo in contatto con Dio: Dio ci viene testimoniato, ci viene raccontato, impariamo a conoscerlo e a dialogare, discutere, camminare con lui, come singoli e come comunità di credenti.
Dio è relazione e noi, come sue creature, siamo esseri in relazione.
La domenica della Trinità ricordiamo proprio la volontà di relazione di Dio e il versetto scelto per questo giorno la esprime bene.
L’apostolo Paolo benedice i suoi lettori: “la grazia di Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito siano con tutti voi”.
E in effetti è una benedizione riuscire a sentire la presenza di Dio nelle nostre giornate.
Spesso l’immagine di Dio che ci viene in mente è quella di un anziano signore burbero seduto tra le nuvole che accigliato guarda cosa accade sulla terra… e a volte ci sembra di sentire tutta la pesantezza di questo sguardo indagatore;
a volte abbiamo la sensazione di essere stati abbandonati, soprattutto nei momenti di difficoltà, quando avremmo più bisogno di sostegno;
altre volte ci chiediamo che ruolo abbia Dio nella vita non solo nostra, ma del mondo intero, perché ci sembra veramente che sia lassù, lontano.
L’apostolo in poche parole ci ricorda il fondamento della nostra fede e intercede affinché la benedizione di Dio rimanga con noi, affinché ogni giorno, in ogni situazione, possiamo essere in relazione con lui:
con Dio il Padre, che dona la vita;
con Gesù il Figlio, che condivide la vita che ci è stata donata e la redime senza chiedere niente in cambio, per sola grazia;
con lo Spirito che a Pentecoste afferma di voler restare in comunione con ognuno e ognuna di noi, con l’umanità intera, affinché viviamo insieme la vita che Dio vuole condividere con noi.
È questa la benedizione di cui abbiamo bisogno e che ci viene concessa: il progetto di Dio per noi è una proposta di vita, non solo una teoria, non solo una possibilità, ma una realtà di amore, di condivisione, di speranza; una presenza amorevole e operante, che rende possibile la speranza.
Che la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano tutti noi.
Amen.
(Past. Daniela Santoro)
Abbiamo un disperato bisogno di te, Dio (J. Laar)
Quando più poteri lottano per il dominio,
e guerra, oppressione e abusi sono il risultato;
quando gruppi di persone si oppongono gli uni agli altri
a causa di ideologia, religione o cultura diverse;
noi abbiamo bisogno di un Dio che sia più grande di noi
e dei nostri interessi personali.
Quando le persone vengono ignorate e svalutate
a causa della situazione economica, della provenienza geografica
o dello stato di salute;
quando compassione e giustizia sono negate ad alcuni e alcune
a causa del genere, dell’orientamento sessuale, di pregiudizi infondati;
abbiamo bisogno di un Salvatore che sia più compassionevole di noi
e che raggiunga e inviti tutti e tutte,
anche le persone che noi escluderemmo.
Quando le risorse sono mal gestite e abusate;
quando la terra e le sue creature vengono distrutti;
quando non riusciamo ad affrontare le sfide che ci si pongono davanti
perché non siamo motivati e manchiamo di creatività;
abbiamo bisogno di uno Spirito più potente e più creativo
di quanto potremo mai essere noi.
Dio,
Padre e Signore della nostra vita e del nostro mondo,
Gesù Cristo, Salvatore compassionevole,
Spirito Santo, che doni forza e coraggio,
abbiamo disperatamente bisogno di te.
Chiamaci, avvicinaci e rimani con noi,
affinché possiamo essere testimoni della vita che offri all’intera umanità,
affinché sappiamo agire con speranza nel mondo che ami così tanto.
Amen.
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