Chiesa Evangelica Metodista di Padova
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Sermone: La corsa della vita

24 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

Siamo entrati in un anno d’Olimpiadi. Non so se v’interessa lo sport e se tra di voi ci sono persone che seguiranno in estate le gare che si terranno a Rio de Janeiro. Comunque, pian pianino, sentiremo sempre più parlare dei grandi giochi. Arriveranno i gadget nei negozi e, se nei primi mesi dirò che non mi servono, alla fine so che avrò almeno una maglietta con le facce delle mascotte di quest’anno nell’armadio.

Il mondo si prepara al grande evento. Gli atleti invece si allenano già da tempo e in modo duro. Le Olimpiadi non sono una gara qualsiasi. Hanno qualcosa di “giocoso”, ma è un gioco da prendere sul serio.

Perché vi parlo delle Olimpiadi? Perché anche Paolo ne parla quando cerca di spiegare alla chiesa di Corinto il grande gioco della vita.

Leggo dalla 1 lettera ai Corinzi 9,24-27

24 Non sapete che coloro i quali corrono nello stadio, corrono tutti, ma uno solo ottiene il premio? Correte in modo da riportarlo. 25 Chiunque fa l’atleta è temperato in ogni cosa; e quelli lo fanno per ricevere una corona corruttibile; ma noi, per una incorruttibile. 26 Io quindi corro così; non in modo incerto; lotto al pugilato, ma non come chi batte l’aria; 27 anzi, tratto duramente il mio corpo e lo riduco in schiavitù, perché non avvenga che, dopo aver predicato agli altri, io stesso sia squalificato.

Forse era anche per Paolo l’anno delle Olimpiadi quando scrisse la sua lettera. Infatti, a Corinto non avevano luogo i giochi olimpici ma quelli istmici, delle “piccole olimpiadi”, un evento speciale per tutta la zona.

Non m’immagino che Paolo fosse un grande fan della corsa, della lotta greco-romana o della ginnastica. Piuttosto, con quest’immagine dello sport, vuole passarci un’idea più profonda sul gioco della nostra vita.

Che cos’è la vita? È un gioco o è cosa seria? È più importante il divertimento ora o la meta da raggiungere? Vale: ‘l’importante è partecipare’ o è più importante vincere il premio? Forse Paolo direbbe: la vita è un gioco sì, che però si gioca su serio!

Adesso c’è forse qualcuno tra di voi che s’intende di teologia evangelica e mi dice: ma scusa, non è che noi cristiani riceviamo il premio per grazia e non per le nostre opere? Che cos’è questa storia che adesso devo correre e allenarmi, devo trattare duramente il mio corpo e alla fine non sono neanche certo di ricevere il premio?

Avete ragione. Non sono le opere, ma solo la fede in Gesù Cristo che salva. Nessuno lo sa meglio di Paolo. Ma lui non vede grazia e disciplina in contrapposizione. Paolo conosce qualcosa come una grazia della disciplina o la disciplina della grazia. Non veniamo salvati per le nostre opere, ma non veniamo neanche salvati senza aver compiuto delle opere. Non è che Paolo propone un metodo di auto-salvataggio, ma sottolinea che la grazia, anche se è grazia donata, non è mai grazia a buon mercato ma sempre grazia a caro prezzo.

Infatti, Dietrich Bonhoeffer – vi ricordate, anche di lui abbiamo parlato l’altra settimana, è quel teologo tedesco morto in un campo di concentramento – scrive nel suo libro ‘Sequela’: “La grazia a buon mercato è la nemica mortale della nostra chiesa. Ciò per cui noi oggi lottiamo è la grazia a caro prezzo. Grazia a buon mercato significa grazia come merce in vendita promozionale, significa svendita della remissione, del conforto, del sacramento; grazia come riserva inesauribile della chiesa, a cui attingere a piene mani, senza problemi e senza limiti; grazia senza un prezzo e senza un costo. … (La grazia) è a caro prezzo, perché chiama alla sequela; è grazia, perché chiama alla sequela di Gesù Cristo; è a caro prezzo, perché costa all’uomo il prezzo della vita, è grazia, perché proprio in tal modo gli dona la vita; è a caro prezzo, perché condanna il peccato, è grazia, perché giustifica il peccatore. La grazia è a caro prezzo soprattutto perché è costata cara a Dio, perché gli è costata la vita di suo figlio».

Vivere nella grazia di Dio non è un gioco. – Adesso qualcuno potrebbe chiedere: Com’è, vince solo il migliore nella corsa della vita? O vincono solo in pochi il premio? Sono solo gli eletti, che saranno salvati, solo coloro che riescono ad apprezzare la grazia a caro prezzo? Tutto questo Paolo non lo dice. Egli usa con l’immagine della corsa una metafora che non è traducibile con il nostro pensiero consumistico.

Vivere nella grazia non è un gioco. La grazia è a caro prezzo. Quali sono le conseguenze? Una conseguenza è questa disciplina degli atleti di cui parla Paolo. Dice di trattare duramente il suo corpo per poter prender parte al gioco della vita. – Forse questo è un pensiero lontano per noi, il fatto che vivere nella grazia ci costi anche della fatica.

Prima del nostro testo Paolo fa una lunga discussione sul possibile utilizzo di carni degli olocausti per il proprio consumo e decide che non sarebbe un problema per la sua fede personale, ma per la fede di altri fratelli e sorelli sì, e per questo si astiene da queste mense.

John Wesley aveva nelle prime chiese metodiste una percentuale altissima di alcolisti. Per questo si decise a non bere alcolici, con l’eccezione di un bicchiere di vino all’anno – contro la superbia. Gli piaceva il vino e avrebbe potuto berlo senza problemi ma decise di non farlo per amore delle persone attorno a lui.

Chiediamoci quale disciplina della fede è richiesta oggi da noi. Chiediamoci come possiamo allenare noi la nostra fede in modo che regga la corsa fino alla fine.

Anche alla fede serve una certa prassi di allenamento. Servono canali per mettersi sempre di nuovo in collegamento con Dio e questo funziona soprattutto se uno lo fa con regolarità, disciplina e determinazione.

Quante volte sento delle persone che dicono: a me la preghiera non dice nulla. Non ho mai sentito nessuna risposta. Ogni due/tre anni mi viene il desiderio di provarlo ma rimango sempre deluso. – Avete colto il problema? Anche a me viene ogni due/tre anni il desiderio di correre una maratona e dopo i primi 400 metri capisco che non è fatto per me. Proverò di nuovo fra due anni.

O qualcuno che non riesce a leggere la Bibbia perché queste parole sono vecchie e non si capisce mai niente. Dico solo: regolarità, disciplina e determinazione. – Mi ricordo che durante gli studi dovevo preparare una lezione su uno scritto filosofico di Heidegger. L’ho letto una volta e non ho colto niente. L’ho letto una seconda volta, una terza volta, niente. Sono andata dal mio professore che mi diceva di rileggerlo. L’ho letto per una settimana ogni giorno, niente. Sono di nuovo andata dal professore per farmi cambiare il tema e mi ha rimandato a leggere queste quattro/cinque pagine ogni giorno. – Dopo quasi un mese era tutto chiaro. Non ho mai più dimenticato la profondità di queste parole.

La Bibbia non è un libro filosofico. Per questo non dobbiamo fidarci solo del nostro intelletto quando la leggiamo, ma Dio ci dà il suo Spirito Santo che ci vuole aprire il significato delle sue parole. Regolarità, disciplina e Spirito Santo sono insieme un team invincibile! Ma una certa disciplina ci vuole.

Paolo stesso corre ancora un’altra corsa. Egli partecipa alla corsa del vangelo sulle strade dell’impero romani fino alle estremità della terra. Questa è la sua corsa personale che gli costa tanto in termini di disciplina e sudore. La corsa è dura per Paolo. Egli viene contestato, perseguitato, imprigionato. Qualcuno si fa beffe di lui, altri lo ammirano, gli chiedono delle cose e poi viene scacciato vita. Paolo chiede molto a se stesso e riesce a non fermarsi perché non si tratta di se stesso. Non gli importa della fama, di stare sul podio alle luci della ribalta, non fa tutto ciò perché potrebbe trarne un qualche vantaggio personale. Si spende completamente per la causa di Cristo. La corsa di Paolo ha inizio sulla strada verso Damasco quando il risorto gli chiede: Saulo, Saulo perché mi perseguiti? Da lì Paolo ha solo una meta, cioè portare il vangelo nel mondo. Questo è per lui una fonte di motivazione e gli dà la sua forza. Paolo sa che la sua vita ha una meta e che Gesù gli dà la forza per terminare la corsa.

Anche noi siamo invitati ad accertarci da dove veniamo e in quale direzione andiamo. Ogni corsa della vita ha una meta. Non viviamo senza meta o senza senso. Non dobbiamo neanche fare questa corsa da soli e non dobbiamo essere più veloci degli altri. Chiunque riesca ad attraversare la linea di traguardo, ha vinto il cielo. Amen

Ulrike Jourdan

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-24 17:59:062020-10-30 11:14:18Sermone: La corsa della vita

Eventi: 21 gennaio, 18:00, libreria San Paolo, Padova – Le chiese di fronte alla sfida delle migrazioni

19 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

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http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-19 09:47:192020-10-26 12:06:32Eventi: 21 gennaio, 18:00, libreria San Paolo, Padova – Le chiese di fronte alla sfida delle migrazioni

Sermone: Il tesoro in vasi di terra

17 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

La scorsa settimana abbiamo parlato di Paolo e delle sue scoperte nella fede. Oggi vorrei riprendere questa figura di Saulo / Paolo. E forse qualcuno di voi si domanda: perché due nomi? Si chiama Saulo o Paolo? – Tutti e due sono giusti. Sono i nomi prima e dopo la sua conversione. Questa conversione è stata così importante e ha significato un cambiamento talmente grande che ha portato con sé anche un nuovo nome.

Saulo è un ebreo cresciuto in ambito ellenistico. Conosce bene tutte e due le realtà. È un uomo molto intelligente con un’ottima preparazione teologica. Uno che vuole combattere per la sua fede e così va e si prende una lettera scritta che autorizza l’arresto dei pericolosi cristiani. Per Saulo è una bestemmia che loro predichino che Dio sarebbe morto sulla croce, la morte più scandalosa che si conosceva nell’antichità. Saulo è convinto di servire e lodare Dio con la sua azione.

Vi ho già detto diverse volte che a me non piacciono i toni di quest’ultimo periodo per quanto riguarda il dibattito sulla libertà religiosa. Sento dire troppo spesso che dobbiamo combattere per la nostra identità, per la nostra cultura, per la nostra tradizione. – Mi piace la mia identità, la mia cultura e tradizione, ma non sono disposta a combattere se questo vuol dire togliere qualcosa a qualcun altro. In questi giorni è stata discussa a Venezia una nuova proposta di legge relativa ai locali di culto, secondo il modello della Lombardia. Per come lo capisco io questa legge ha un solo scopo: tenere a bada i musulmani che alla fine non avranno più dei luoghi dove si possono incontrare ufficialmente. Adesso ditemi voi: è questo un combattimento PER o CONTRO qualcosa?

Saulo ha cercato di combattere contro. Di sterminare tutto ciò che non era conforme alle sue idee personali e con questa rabbia in corpo cavalca verso Damasco. Il suo cuore e il suo sguardo sono rabbuiati, ma senza preavviso incontra la luce dal cielo. Cade su terra, il suo orgoglio e la sua superbia si frantumano. Sente la voce: «Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» 5 Egli domandò: «Chi sei, Signore?» E il Signore: «Io sono Gesù, che tu perseguiti. Atti 9,4+5

Saulo – Paolo. Uno che pensava di combattere in nome della fede incontra Dio. La luce dal cielo ha cambiato la sua vita totalmente. Non una qualsiasi luce, ma la luce del mondo – Gesù Cristo. A partire da quest’evento Paolo è illuminato, pieno di luce divina.

Di questo tesoro scrive anche alla chiesa di Corinto. Leggo dal 4 capitolo della 2a lettera ai Corinzi, i versetti 6-10

6 perché il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo. 7 Ma noi abbiamo questo tesoro in vasi di terra, affinché questa grande potenza sia attribuita a Dio e non a noi. 8 Noi siamo tribolati in ogni maniera, ma non ridotti all’estremo; perplessi, ma non disperati; 9 perseguitati, ma non abbandonati; atterrati ma non uccisi; 10 portiamo sempre nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo;

Non è stata una via facile quella intrapresa da Paolo. Seguiva la luce che aveva visto, ma non è che magicamente tutto funzionasse. E neanche le chiese che fondava erano sempre contente e d’accordo con lui. Gli davano un bel filo da torcere, in prima fila i Corinzi ai quali Paolo scrive la cosiddetta lettere delle lacrime. Perché i membri di chiesa l’hanno offeso e questo fa male, anche a uno come Paolo. Ma Paolo è abbastanza cresciuto nella fede per non tirarsi in dietro. Non sparisce quando viene offeso ma lo dice, cerca il confronto.

Che cosa avevano da ridire i Corinzi ai quali non andava bene come pastore, neanche un Paolo? – Il contenitore del grande tesoro non gli piaceva. Il vaso di terra non gli sembrava adeguato per la luce del mondo. La persona di Paolo non era abbastanza sana e bella e convincente per predicare le parole eterne. C’erano altri che sapevano presentarsi meglio. Paolo invece si mostrava fragile. Lui stesso dice che porta una spina nella carne. Ha una qualche malattia che gli pesa. – E poi aveva perso tutto quello zelo nutrito di rabbia che l’aveva spinto alla persecuzione di quanti avessero altre opinioni. Aveva acquisito nella sua conversione un altro sguardo per il mondo e gli uomini. Riusciva a vedere con gli occhi misericordiosi di Dio. – Ma si può fare bella figura con la misericordia?

Paolo è consapevole del suo stato fragile. Sa bene di non essere perfetto, anzi sa di avere gravi difetti, ma li accetta. – Avete colto che cosa succede qui. Dio sceglie come custodia per la sua luce, per il grande tesoro un vaso di coccio. Dio sceglie un contenitore né troppo bello, né troppo stabile. Dio sceglie un essere umano con tutti i difetti che noi esseri umani abbiamo. Addirittura sceglie una persona che afferma già di avere una spina nella carne. È un vaso che ha già una crepa, ma Dio lo sceglie.

Questo è il messaggio che ha dato forza a Paolo. Dio mi ha scelto anche se io non sarei adatto, mi ha scelto comunque. Dio vuole depositare la sua luce, la sua vicinanza, il suo Spirito santo dentro di me, anche e proprio perché non sono adatto. È Dio che agisce, non io. È Dio che tiene insieme questo fragile vaso di terra. Non sono io.

E proprio perché Dio ha agito in Paolo e l’ha scelto, proprio per questo motivo Paolo può reggere anche le offese da parte dei Corinzi perché sa che il suo valore non dipende da questo scadente corpo che si deve portare dietro. Non è il vaso che determina il valore del contenuto, ma il tesoro al suo interno.

Paolo si può sentire benedetto e stimato perché porta il grande tesoro della presenza di Dio in sé. Non è lui che deve custodire quel tesoro, ma è Dio che tiene insieme il vaso fragile che già mostra delle crepe.

Questa è la forza del vangelo, il grande tesoro che non solo Paolo ma ognuno che vive in sintonia con Cristo porta nel suo cuore. La nostra vita è illuminata nel bel mezzo di tutto ciò che non va. Tra il buio quotidiano, tra l’odio e lo stento brilla la luce divina.

Pensando a queste cose mi è venuto in mente Dietrich Bonhoeffer. Quel teologo tedesco che durante il periodo del nazismo non accettò di tacere, che faceva brillare la luce divina nel bel mezzo dell’odio e della violenza, che diceva ciò che secondo lui c’era da dire. La vita di Bonhoeffer, vista da fuori non sembra aver avuto successo. È finito in carcere, lontano dalla famiglia e da tutti gli amici e alla fine è morto da solo. Il suo vaso di terra è stato distrutto con facilità.

Perché ci ricordiamo ancora oggi di Bonhoeffer? Perché lui era consapevole del tesoro che portava dentro di sé. E così scriveva il suo credo:

Io credo

Che Dio può e vuole far nascere il bene da ogni cosa,

anche dalla più malvagia.

Per questo egli ha bisogno di uomini

che sappiano servirsi di ogni cosa per il fine migliore.

 

Io credo

che in ogni situazione critica

Dio vuole darci tanta capacità di resistenza

quanta ci è necessaria.

Ma non ce la dà in anticipo,

affinché non facciamo affidamento su noi stessi,

ma su di Lui soltanto.

In questa fede dovrebbe esser vinta ogni paura del futuro.

 

Io credo

che neppure i nostri errori e i nostri sbagli sono inutili,

e che a Dio non è più difficile venirne a capo,

di quanto non lo sia con le nostre supposte buone azioni.

Sono certo che Dio non è un fato atemporale,

anzi credo che Egli attende preghiere sincere e azioni responsabili

e che ad esse risponde.

 

Bonhoeffer è morto nel campo di concentramento di Flossenburg il 9 aprile 1945, pochi giorni prima della caduta del nazismo. Il vaso di terra è stato rotto, ma la luce di Cristo risplende. Il Dio che disse: «Splenda la luce fra le tenebre», è quello che risplendé nei nostri cuori per far brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo.

Gesù Cristo è la risposta di Dio al potere delle tenebre in questo mondo. Gesù Cristo il sofferente, il crocifisso e il risorto ha vinto questo potere. Questo possiamo testimoniare, noi che siamo come Paolo o come Bonhoeffer nulla più di vasi di terra. Contenitori semplici, fragili, minacciati dalla fragilità.

Le tenebre di questo mondo e della nostra vita diventano chiare nella luce di Gesù Cristo. Questa luce risplende anche oggi nel nostro mondo perché fino ad oggi esistono persone che la portano nel mondo sapendo che loro sono solo fragili vasi di terra. È Dio che vuole che la sua luce giunga al mondo. Lui ama questo mondo, ama gli esseri umani, vuole che il suo chiarore porti via l’odio e la paura. Per questo siamo incaricati di fare splendere questa luce fra le tenebre.

La gloria del Signore si fa vedere tra lo stento e la debolezza. La trasformazione del mondo e degli uomini in Cristo accade in mezzo a noi. Oggi, domani e ogni giorno. Amen

Ulrike Jourdan

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-17 13:56:522020-10-30 11:14:05Sermone: Il tesoro in vasi di terra

Eventi: Oggi – Due conferenze con Paolo Ricca

14 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

17:30 Presentazione Libro “Dal battesimo allo ‘Sbattezzo'” – Libreria S. Paolo, Via Vandelli

20:45 ‘Cristiani uniti nel battesimo, testimoni di speranza’ – Chiesa evangelica metodista, Corso Milano 6

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-14 13:57:362020-10-26 12:06:18Eventi: Oggi – Due conferenze con Paolo Ricca

Sermone: Il mistero di Cristo

10 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

I primi cristiani non potevano incontrarsi liberamente. Spesso subivano delle persecuzioni, e così si nascondevano. E per potersi identificare usavano dei simboli “segreti” tipo il pesce. Per gli estranei era un semplice pesce, ma tutti gli iniziati conoscevano il messaggio dietro il simbolo. Loro utilizzavano questo simbolo per sapere chi fossero gli altri che come loro si rifiutano di pregare e onorare l’imperatore.

Per i primi cristiani questo mistero del pesce era chiaro. Pesce in greco si dice Ichtys. E in questa parola ogni singola lettera è l’iniziale di un’altra parola. I per Iesus-Gesù, Ci per Cristos-Cristo, T per Teos-Dio, Y per Huios-figlio e S per Soter-Salvatore. Gesù Cristo è il figlio di Dio il Salvatore: questo è stato il credo dei primi cristiani. Loro credevano in questo salvatore, questo è stato il loro segreto.

Il simbolo del pesce è rimasto fino ad oggi e fino ad oggi è per tante persone un mistero che cosa voglia dire. Nel testo biblico previsto per questa domenica Paolo parla di questo mistero aperto e lo spiega. Ci fa vedere il suo lato misterioso e lo scopre allo stesso tempo. Paolo vuole che tutti quanti siano afferrati da questo mistero.

Continua a leggere

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-10 15:37:332020-10-30 11:13:46Sermone: Il mistero di Cristo

In ascolto: Sieger Köder: Abendmahl (Santa Cena)

3 Gennaio 2016/in Archivio/da Liviana Maggiore

KöderL’immagine che avete davanti a voi si trova circa 30 km a sud di Roma a Villa San Pastore; è una villa che fa parte dello studentato Germanicum dove nell’anno 1973 il monaco Sieger Köder studiava e dove in quell’anno ha disegnato quest’immagine sulla parete della mensa della villa.

È un disegno che mi stupisce ogni volta che lo guardo e che in qualche modo è diventato per me come un’immagine della nostra chiesa. Penso che proprio all’inizio di un nuovo anno possa fare bene riflettere sulla nostra base. Su ciò che siamo chiamati a fare come chiesa, ma anche su dove troviamo la nostra forza per tutto ciò che vogliamo fare.

Chi è seduto a questo tavolo? Iniziamo a destra. Continua a leggere

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2016-01-03 14:48:552020-10-30 11:13:29In ascolto: Sieger Köder: Abendmahl (Santa Cena)

Sermone: Dio si rende palpabile

27 Dicembre 2015/in Archivio/da Liviana Maggiore

In Germania questo periodo tra Natale e capo d’anno si chiama il tempo ‘tra gli anni’. Sono sempre giorni speciali, più tranquilli del solito. Sono giorni che non sanno ancora decidersi bene se preferiscono ricordare la bellezza della grande festa appena passata o se è già venuto il momento di guardare in avanti verso l’anno nuovo. Siamo, infatti ‘tra gli anni’. – Anche qui in chiesa vediamo la discrepanza tra le belle decorazioni che ci ricordano il grande culto di due giorni fa e il culto d’oggi: se ci guardiamo intorno non troviamo più tutta la gente che è venuta a festeggiare “il compleanno di Gesù bambino”. La festa è finita. Che cosa è rimasto? Rimane qualcosa se non ricordare con malinconia i giorni festivi? O addirittura ricordare con orrore, perché, forse, tutte le nostre attese non si sono avverate?

L’Apostolo Giovanni scrive alle sue chiese a proposito di ciò che ha avuto inizio a Natale e come saranno le conseguenze di questo evento. Leggo dalla prima lettera di Giovanni nel primo capitolo i primi quattro versetti:

Quel che era dal principio, quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita 2 la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza, e vi annunziamo la vita eterna che era presso il Padre e che ci fu manifestata, 3 quel che abbiamo visto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché voi pure siate in comunione con noi; e la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. 4 Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa.

Talvolta incontro qualcuno che mi dice: ‘Credo solo in ciò che posso vedere!’ Per me è un’affermazione sciocca perché anche l’aria attorno a me non posso vederla, ma credo profondamente che mi serva per vivere anche se non la posso vedere. – Poi arrivano questi che mi dicono che credono nel Big Bang e che la Bibbia sarebbe in contrasto con la scienza moderna. Certo, non è un libro di scienze. O ci sono quelli che mi raccontano che solo le persone deboli credono in Dio mentre loro sono illuminati e grandi e non hanno bisogno di queste favole bibliche.

Penso che tante persone usino queste frasi come giustificazioni per non dover credere. Talvolta mi sembra addirittura di sentire in queste parole un languore di vera vita. Troppe persone fondano la propria vita su cose o persone che promettono vita, ma non portano a una meta. Queste frasi semi-razionaliste li aiutano a dare alla loro vita un qualche fondamento.

Leggendo il nostro testo biblico possiamo vedere quanto è attuale la Bibbia e quanto poco siano cambiati i desideri umani. Giovanni racconta nella sua lettera quel che abbiamo udito, quel che abbiamo visto con i nostri occhi, quel che abbiamo contemplato e che le nostre mani hanno toccato della parola della vita.

Già per i discepoli di Gesù non bastavano dei discorsi belli e pii. Loro vivevano in pieno questa vita. Avevano un lavoro, una casa, una famiglia, amici. Chi voleva offrire loro un’altra vita, doveva avere qualcosa in mano. Loro cercavano una vita diversa sì, ma una vita che potesse durare, una vita tangibile. E poi incontrano Gesù. Lui li ha portati per un lungo periodo con sé. Loro potevano fare la prova se ciò che proclamava Gesù fosse valido. I discepoli potevano vedere, ascoltare, toccare la buona novella. Ricordatevi il versetto di questa settimana: La Parola è diventata carne e ha abitato per un tempo fra di noi. La buona novella che ha portato Gesù non è solo parola ma una parola incarnata.

Gesù propone una vita diversa, nuova, eterna. Non una vita speciale per qualche giorno che dopo la grande festa diventa nuovamente vita ordinaria. Non propone neanche una vita interessante che verrà ricordata nei libri di storia, e comunque finisce con la morte. Gesù non cambia la vita dei suoi discepoli secondo criteri umani, ma dà nuova vita, vita eterna, vita che deriva da Dio e porta nuovamente verso Dio. Vita eterna che inizia ora.

I discepoli e tra loro soprattutto Tomaso, quell’uomo pieno di dubbi, potevano toccare Gesù. Quel Gesù che era morto, ma ora vive da eternità in eternità. Questo è il messaggio del Natale. Dio viene in questo mondo per donarci una vita in collegamento con lui.

Le feste vanno e vengono, la vita con Dio rimane. Quest’offerta vale anche quando abbiamo già messo nuovamente l’albero di Natale nello scatolone. Chi crede in questa parola che si è fatta carne, chi crede nella parola della vita, chi si può fidare di ciò che ci dicono coloro che l’hanno vista con i loro occhi, coloro che hanno potuto ascoltare e toccare – chi crede questo può trovare la vita.

A Natale Dio è diventato palpabile. A Natale la vita eterna è diventata tangibile in Gesù Cristo. Chi cerca la relazione con Gesù nella preghiera, nella sua parola, trova tramite lui l’accesso a Dio padre.

Non so se cogliamo ancora lo scandalo quando diciamo questa frase: ‘Dio è diventato umano’. Forse per noi è talmente normale vedere il bambino nella mangiatoia che non ci facciamo più problemi con quest’affermazione. Vorrei solo ricordarvi che per dei credenti di altre religioni non è per nulla accettabile che Dio possa nascere da una donna e vivere su questa terra per portarci salvezza. Provate a spiegare tutto ciò a un musulmano o a un ebreo credente. Per lui è uno scandalo identificare Dio con un bambinetto o ancora peggio con l’uomo sulla croce. Questo non può, non deve essere.

Noi crediamo che a Natale sia proprio successo ciò che non può essere. Dio diventa umano, si fa vedere e toccare. Dio ci viene vicino per tirarci a sé. Non siamo noi che dobbiamo cercare Dio, ma Dio va alla ricerca del suo creato, va alla ricerca di me, di te. Questo è Natale.

La domanda interessante è che cosa succede se qualcuno ha trovato questo accesso al padre, alla vita eterna. –Succede come a Giovanni nella sua lettera: è pieno di gioia che vorrebbe trasmettere agli altri. Per questo scrive: la vita è stata manifestata e noi l’abbiamo vista e ne rendiamo testimonianza. Ci servono testimoni che parlano di questa nuova vita. Ci servono testimoni che raccontano con le loro parole come hanno visto e udito il Signore.

In un racconto africano si chiede ad un uomo anziano: ‘Come sai che esiste Dio?’ E lui risponde con la contro-domanda: ‘Come so che nella notte è entrato un asino alla mia capanna? Lo capisco dalle impronte. Anche nella mia vita si trovano delle impronte. Impronte di Dio.’

Ci servono persone che rendono testimonianza delle impronte che Dio ha lasciato nella loro vita. Chi festeggia veramente il Natale, tocca in questa festa la vita che Dio ci vuole donare, tocca il Salvatore che è venuto per guidarci in questa nuova vita. E chi fa entrare Gesù Cristo nella propria vita, lo dirà anche ad altri dove possono trovare questo Salvatore. Il Natale non finisce quando il panettone è mangiato. Il Natale va oltre e s’inserisce nella vita quotidiana.

Noi come cristiani siamo già entrati in questa vita nuova. Lo sentiamo? Lo sento io? O sono troppo preso con tutto ciò che c’è da fare in chiesa o altrove, tanto da non cogliere neanche più la differenza. Se fosse così, abbiamo oggi ancora una volta la possibilità di festeggiare un vero Natale: di meravigliarci che Dio diventa umano, che Gesù ci apre una via verso il Padre, che Dio nasce per salvare l’umanità.

Giovanni termina la prefazione della sua lettera con una frase curiosa: Queste cose vi scriviamo perché la nostra gioia sia completa. Molti di quelli che hanno copiato questa frase hanno cambiato ‘la nostra gioia’ in ‘la vostra gioia’. Non dovrebbero essere i destinatari che gioiscono leggendo? Sembra che Giovanni voglia dirci che la gioia non è solo quella dei destinatari, ma soprattutto dei mittenti. Loro gioiscono perché possono raccontare agli altri di questo meraviglioso Dio che hanno incontrato.

Spero che anche noi possiamo percepire questa gioia raccontando alla gente attorno a noi quel che abbiamo visto e udito.

Amen

Ulrike Jourdan

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2015-12-27 15:41:512020-11-09 15:50:16Sermone: Dio si rende palpabile

Sermone: È nato il Salvatore!

25 Dicembre 2015/in Archivio/da Liviana Maggiore

A Natale accendiamo delle candele addirittura in chiesa. Natale è la festa della luce. Ogni anno ritorniamo qui insieme e innalziamo il nostro canto, con vivo e santo giubilo. – Natale è una festa densa di tradizioni. L’aria profuma di cannella e abete e già adesso sappiamo quante cose buone ci saranno oggi per pranzo. Un pranzo per il quale tiriamo fuori i bicchieri di cristallo, il meglio che la dispensa ha da offrire e cerchiamo di conversare in un tono gentile.

Purtroppo tutta quest’atmosfera da famiglia mulino bianco cambia subito dopo le feste.

Se guardiamo il testo biblico previsto per questa giornata, leggiamo che Dio è poco interessato alle candele accese oggi sul nostro tavolo. Vorrebbe piuttosto che accendessimo un candelabro nella nostra vita. Il messaggio di Natale ci chiede di impostare la nostra vita di cristiani su un nuovo fondamento.

Leggo dalla lettera a Tito nel terzo capitolo i versetti 4-7:

4 Ma quando la bontà di Dio, nostro Salvatore, e il suo amore per gli uomini sono stati manifestati, 5 egli ci ha salvati non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, mediante il bagno della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo, 6 che egli ha sparso abbondantemente su di noi per mezzo di Cristo Gesù, nostro Salvatore, 7 affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna.

Questo testo fa parte delle ultime esortazioni che l’apostolo scrive a Tito e alla giovane chiesa che si trova sull’isola di Creta. Tito era stato mandato da Paolo a Creta per aiutare quella chiesa a trovare una struttura conforme al vangelo. Uno dei grandi problemi di questi cristiani erano i loro vicini pagani e l’apostolo li esorta ad avere misericordia con quelle persone che vivono d’intorno alla chiesa. Ricorda loro che anche loro stessi sono stati tirati fuori da una vita del genere per mezzo della grazia di Dio.

Talvolta mi guardo intorno in questo nostro Paese così cristiano e mi chiedo dov’è il fondamento della fede comune. Mi ha fatto pensare e riflettere molto quest’assurda discussione che si è fatta sui presepi. Quando il presepe viene preso come espressione di una tradizione ma si ferma a quello, non c’è niente dietro, è una fede senza fondamento, una fede finta che si prefigge degli obiettivi che non hanno niente a che fare con ciò che ci dice la Bibbia. Vi confesso che talvolta mi sento come i membri di chiesa a Creta che non sanno più che cosa dire o pensare sul mondo in cui vivono. – L’apostolo invita alla misericordia con queste persone che vivono nel paganesimo o nel nostro caso in un paganesimo che si traveste di cristianesimo. Ma l’apostolo non si ferma a questo, mette anche in chiaro il fondamento della fede.

Nel nostro testo si parla di un cambiamento radicale del mondo, non solo il cambiamento del tempo tra il prima e il dopo Cristo, ma una svolta ancora più risolutiva nei cuori delle persone. La gentilezza e l’amore di Dio entrano nel mondo come una luce chiara. È quella luce che illumina il buio della stalla e il buio delle vite dei pastori, il buio della situazione di Maria e Giuseppe che sono lontano da casa loro e dovranno fuggire ancora più lontano. La luce di Dio illumina tutto ciò. Dio è filantropo, questo è la parola greca che sta scritta nel testo originale. Dio è uno che ama gli esseri umani. A Natale compare la misericordia e la filantropia di Dio. Dio fa vedere il suo intimo, ci fa vedere com’è.

Gli uomini hanno cercato per migliaia di anni di trovare Dio. Hanno cercato di farsi un’immagine partendo dal creato per vedere il creatore. I filosofi si sono spaccati la testa chiedendosi se esiste Dio e, nel caso in cui esista, come sia fatto. A Natale, Dio si mostra con chiarezza. Egli si presenta come il grande filantropo. – Le religioni di questo mondo sono segnate da paura e oppressione. Tante persone soffrono per la loro coscienza sporca e cercano di fuggire da loro stessi e da Dio o di accontentare Dio in qualche modo. Il messaggio del Natale è speciale. Non è un concetto religioso nel quale gli esseri umani dovrebbero cercare, in qualche modo, di raggiungere Dio. Dio non vuole qualcosa da noi, ma si rivolge con grande amore verso il suo creato. Dio mette una fine a tutti gli enigmi segnati dalle paure. Egli diventa umano, diventa piccolo per noi. Si fa mettere da bambino in una mangiatoia. Si mostra come amore e così ci fa il dono più grande del Natale.

Ma non è il piano di Dio quello di aggiungere un ulteriore dono sotto l’albero. Non è che accanto al cellulare, al profumo e alla cravatta si mette anche Gesù bambino e un pochino di misericordia. Il piano di Dio è la salvezza. Questa parola la ritroviamo tre volte nel nostro testo. Dio è venuto in questo mondo per salvare. Gli imperatori romani hanno spesso usato questo titolo “Salvatore”, ma hanno solo cercato di imporre la loro signoria al mondo, la cosiddetta pace romana, convinti che se tutti fanno ciò che dice l’impero c’è la pace.

La pace e la salvezza di Dio sono diverse. Dio vuole incontrare ogni singola persona nel suo amore. Non ha interesse a sottomettere le masse ma vuole raggiungerci nella nostra vita, lì dove siamo vulnerabili e incredibilmente indifesi. La sua missione è di portarci la vera pace, profonda. Le domande della nostra vita devono trovare delle risposte. Da dove vengo? Dove vado? Perché vivo? Che cosa faccio con il mio peccato? Dove trovo la pace?

A Natale Dio ha dato delle risposte a queste domande nella persona di Gesù Cristo. Egli diventa essere umano per salvare noi esseri umani dal nostro peccato. Pace in terra agli uomini, su cui si posa il suo favore Luca 2,14 Questo è il messaggio degli angeli nella notte del Natale a Betlemme. Questa è anche la missione di Dio. Dio vuole perdonare le nostre colpe, vuole accoglierci come suoi amati figli. Il bambino nella mangiatoia è diventato l’uomo sulla croce. Lì ha messo in atto ciò che hanno cantato gli angeli. Ha portato pace per mezzo della sua morte. Ha pagato per le nostre colpe con la sua vita. Questo Gesù che adoriamo a Natale nel presepe ha vinto la morte, è risorto e ha dato così una risposta all’ultima grande domanda della vita.

Vedete che Natale ha a che fare con la nostra vita quotidiana, forse più di quanto ci saremmo aspettati. Natale non è solo un pranzo in armonia, qualche candela e panettone. Natale è il messaggio che Dio è nato per salvare me.

La luce di Natale deve rimanere accesa nelle nostre vite. Deve ardere come luce della speranza all’orizzonte. Dio vuole darci vita eterna, vita in un’altra qualità. E questa qualità diversa ha a che fare con la sua origine. L’apostolo scrive affinché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo, in speranza, eredi della vita eterna. Che cosa vuol dire essere giustificati dalla grazia di Gesù? Immaginatevi un processo, in un’aula di tribunale, sulla nostra vita. Nessuno di noi avrebbe abbastanza parole di discolpa davanti a Dio. Nessuno scapperebbe davanti alla sentenza negativa. Dio invece prende questa sentenza su di sé e ci dichiara giusti. Questo è la salvezza per pura grazia, senza che noi possiamo fare nulla, solo per amore, solo per la sua volontà.

È quest’amore immenso di Dio che festeggiamo oggi. Questa è la luce che non vuole spegnersi mai. Che vuole ardere nelle nostre vite ogni giorno e guidarci verso la vita eterna.

Amen

Ulrike Jourdan

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2015-12-25 16:28:582020-10-30 11:12:03Sermone: È nato il Salvatore!

Sermone: Rallegratevi!

20 Dicembre 2015/in Archivio/da Liviana Maggiore

Quando ci siamo incontrati con S. e A. per parlare di questo culto mi hanno detto: Fai qualcosa di allegro! – Non è sempre così facile. Noi evangelici siamo gente molto seria. Sono qui tutto l’anno nella toga nera senza stola dorata, annuncio la parola di Dio che non è sempre facile da capire e, lo vedete bene, questa chiesa è molto sobria.

Ma talvolta i brani biblici previsti per la domenica cascano a pennello e rispondono bene a certe richieste. Per questo vi posso proporre oggi un testo che vuole portare allegria.

Leggo dalla lettera di Paolo ai Filippesi nel 4 capitolo i versetti da 4-7:

4 Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi. 5 La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. 6 Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. 7 E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Non è un testo pensato per un matrimonio. Però penso che possiamo trarne tanti spunti che aiutano alla convivenza, anche alla convivenza di due coniugi.

Festeggiamo oggi la benedizione del vostro matrimonio, ma in tutta la gioia sappiamo che non è un periodo molto allegro o tranquillo per voi due. Siete molto presi per lo stato di saluti del vostro padre e suocero. Questo giorno non è un momento da favola, è forse va bene così, perché la nostra vita non è una favola. Quando Paolo scrive ai Filippesi ‘Rallegratevi!’, parla in una situazione concreta e neanche questa era da favola. Lo scrive dopo il litigio di due donne nella chiesa di Filippi. – Rallegratevi. Il Signore è vicino.

Che cosa può voler dire per queste due donne in conflitto: Il Signore è vicino? Che cosa può significare per noi con i nostri problemi quotidiani? Ho in mente abbastanza situazioni nelle quali non mi viene da ridere ma piuttosto da piangere. Situazioni nelle quali non vedo soluzioni, con persone che non hanno la minima voglia di cambiare qualcosa, anche se stanno male e anche se fanno star male altre persone. Situazioni nelle quali mi sembra cinico gioire. Le nostre emozioni dipendono da ciò che ci circonda che oggi può essere bello ma domani può cambiare.

Paolo ci esorta invece Rallegratevi sempre nel Signore. È diverso rallegrarsi nel Signore, perché non devo trovare la gioia in me o attorno a me. Posso rallegrarmi anche nel Signore quando tutto il mondo attorno a me sembra triste e buio, quando non vedo soluzioni. La gioia nel Signore non dipende da me, ma dal Signore.

Paul Tillich, un teologo tedesco che ha abitato negli Stati Uniti racconta di due viaggi che lui fece negli anni cinquanta verso New York. All’epoca tanti usavano ancora la nave che era più economica rispetto a un volo. All’andata c’era sulla nave un cane. Il padrone aveva preso l’aereo e aveva mandato il cane con la nave. La bestia era seguita bene dai marinai, ma soffriva da morire ululando tutto il giorno. Non vedeva più alberi, solo questa isola bianca di metallo, non aveva nessun’idea di quando sarebbe finito l’incubo. Nessuno poteva calmare quel povero cane fino all’arrivo a New York. – Nel viaggio di ritorno c’era nuovamente un cane a bordo, ma questa volta con la padrona. Anche questo cane aveva paura, non gli piaceva per niente il viaggio, ma nei momenti più tristi guardava la sua padrona per rassicurarsi. E Tillich scrive che aveva l’impressione di vedere nello sguardo di questo cane la sicurezza che la sua padrona sapesse benissimo che cosa stava succedendo e che l’avrebbe aiutato a riprendersi dall’incubo del viaggio.

Mi sembra un bel paragone della vita con e senza la presenza del Signore. Per tutte e due i cani, il viaggio sulla nave è stato brutto. Per cristiani e non cristiani il viaggio su questa terra può essere difficile. La differenza è la presenza del Signore che ti assicura che il viaggio ha una meta, che il viaggio finirà e non nel nulla, che assicura di prendersi cura di te.

Questo vale per la vita di ogni cristiano, vale anche per la vita di coppia.

Lutero sosteneva che il matrimonio fosse una faccenda mondana da cui la chiesa si dovrebbe tenere fuori. – Sono scettica su questo fatto. La chiesa sì, ma Dio no. Penso che Dio sia proprio il punto nel quale una coppia credente si può incontrare anche nei momenti duri della vita. La vita non è una favola, può diventare dura, può diventare lunga, lunga quanto un viaggio in nave che sembra non terminare mai.

Paolo ci dice: Rallegratevi. Il Signore è vicino. È vicino a voi in ogni momento della vita.

Mi viene in mente Don Camillo, quel prete che è continuamente in lotta contro il sindaco comunista del suo paese. Ciò che mi piace in questa figura è che si mette in ogni momento libero in contatto con Gesù. Chiaro in maniera cattolica, dentro in chiesa e davanti al crocifisso (forse noi diremmo che non serve né il luogo speciale né il crocifisso) – ma comunque Don Camillo prega. Mette in atto ciò che dice Paolo quando scrive in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. In ogni cosa – come Don Camillo che va con ogni cosa a chiedere a Gesù la sua opinione, si confronta, si fa mettere sulla strada giusta. Mi piace quest’ atteggiamento. Penso che faccia bene mantenere il contatto con Cristo nella preghiera, nella lettura della sua parola, nell’incontro con altri cristiani. Penso che queste buone abitudini che John Wesley chiamava i mezzi di grazia, facciano bene alla vita di ogni cristiano, ma anche alla vita di coppia. Nei momenti in cui non ho voglia di incontrare l’altro coniuge al mio tavolo possiamo incontrarci invece al tavolo del nostro Signore. Quando non ho voglia di sentire le parole dell’altro, dell’altra, possiamo sentire insieme le parole bibliche. Fa bene includere la fede nella relazione di coppia.

Una vita del genere porta frutto. Paolo scrive: La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. La gioia nel Signore contamina e deve trovare una via d’uscita, una via per comunicarsi. Un frutto di questa gioia è la mansuetudine. I cristiani possono essere mansueti con altre persone perché loro stessi sanno bene di vivere della grazia di Dio. Partendo da questa grazia possiamo essere anche mansueti nella vita di coppia, perché sappiamo bene di non essere per nulla perfetti. Sappiamo che abbiamo bisogno della grazia e misericordia di Dio e così possiamo essere anche noi misericordiosi con il nostro partner. – All’inizio di una relazione sembra tutto rose e fiori. Voi due non siete più teenager e forse avete anche già oltrepassato la fase fiabesca di una relazione. Quando dico questo non lo dico con dispiacere. È bello quando una relazione “atterra” nella realtà, quando siamo in grado di vedere il coniuge con i suoi doni e lati buoni come anche con i suoi lati oscuri che non fa vedere a tutti. Mansuetudine – ne serve tanta in una relazione che vuole durare.

La cosa bella è che non dobbiamo produrre da noi questa mansuetudine, ma ci viene donata nella relazione con Cristo. Solo chi riceve può anche donare.

Conoscete la differenza tra una cisterna e una fontana? La cisterna conserva l’acqua senza che questa si ricambi automaticamente. Ha spesso problemi con batteri e talvolta l’acqua inizia a puzzare. La fontana invece è in movimento. L’acqua arriva sempre fresca e non diventa vecchia. – È così con la mansuetudine. Chi è in collegamento continuo con la fonte, cioè Cristo, non fa fatica a dare amore, e gentilezza, non fa fatica e fare un passo indietro e a mettersi per amore in seconda fila. Se manca invece quel collegamento diventa difficile il rapporto con la mansuetudine.

Ancora un ultimo pensiero che Paolo suggerisce alla chiesa di Filippi. Non angustiatevi di nulla. Siamo spesso molto bravi ad angustiarci, a farci mille pensieri perché non riusciamo a programmare tutto nella nostra vita così come vorremmo. Non dobbiamo neanche illuderci che possa esistere una vita senza paure. Paolo non vuole dirci di nascondere i nostri pensieri, ma vuole ridimensionare le angustie.

Posso portare le mie paure a Dio. Non è solo una frase pia. Se da un lato della mia vita ci sono preoccupazioni e paure, dall’altro può esserci la fiducia in Dio, la certezza che è Dio che porta la mia vita nelle sue mani. Di questo fa anche parte la certezza che Dio porta la vita di una coppia nelle sue mani. Oggi vogliamo ancora pregare per voi, S. e A. Voi chiedete la benedizione di Dio per la vostra relazione. Sicuramente questa benedizione non è un momento magico. Non scenderanno le stelline e non vi posso dare l’attestato che andrà tutto alla grande, ma potete essere sicuri che Dio custodirà anche la vostra relazione. Potete vivere nella sicurezza che la vostra vita di coppia sta in mani più grandi e non solo nelle vostre mani. In tutte le paure e insicurezze potete fidarvi di queste mani.

E Paolo finisce scrivendo: E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

Amen

Ulrike Jourdan

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2015-12-20 17:52:222020-10-30 11:11:49Sermone: Rallegratevi!

Sermone: Fai come Paolo!

14 Dicembre 2015/in Archivio/da Liviana Maggiore

Natale. La città è addobbata. Si sentono i profumi di mandorle zuccherate e vin brûlé. Le previsioni dicono che presto scenderà la prima neve ed è bello fare un giro tra le bancarelle natalizie. Lucine dapperttutto, ‘last Christmas’ di sottofondo. Natale.

Lo splendore di questo periodo magico è forte. Molto forte. Per il mio gusto talvolta anche troppo forte. L’altro tempo, il periodo che precede, le settimane dell’avvento, dell’attesa sono diventate quasi invisibili. La luce delle candele sulla corona d’avvento porta un barlume diverso rispetto al bagliore delle luci commerciali. È importante avere una luce vera anche se illumina poco. Continua a leggere

http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png 0 0 Liviana Maggiore http://www.chiesametodistapadova.it/wp-content/uploads/2018/09/logo_340x156.png Liviana Maggiore2015-12-14 08:59:202020-10-30 11:11:36Sermone: Fai come Paolo!
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